Gli industriali italiani provano a costruire un cordone sanitario intorno all’ex Ilva. Un cordone sanitario di sistema e di funzionamento. Non di capitale di rischio e di gestione. In particolare, a quanto risulta al Sole 24 Ore, la famiglia Marcegaglia ha aperto i colloqui con Flacks – l’unico investitore rimasto dopo la fuga di Baku Steel, Jindal e Bedrock – per manifestare la disponibilità a continuare (e a rafforzare) i legami commerciali con le acciaierie di Taranto, Novi Ligure e Cornigliano. Spiegano fonti vicino al dossier: «Esiste un doppio piano. Il primo è sistemico: l’acciaio prodotto dall’ex Ilva è strategico per la manifattura italiana ed europea. Serve a tutti. E, per preservarlo, occorrono gesti concreti superando le semplici espressioni retoriche sul tema dell’autonomia strategica. Il secondo è di mercato: la congiuntura attuale è più favorevole a sei mesi fa. I prezzi sono migliorati. Esiste una forma accettabile e positiva di protezionismo. E l’allentamento della regolamentazione del Cbam sta aiutando. È possibile operare con più respiro». Marcegaglia ha un contratto di acquisto dell’acciaio prodotto dall’ex Ilva valido fino al 2028 per 900mila tonnellate all’anno, pagate a una quotazione indicizzata all’andamento del mercato. L’anno scorso – nell’annus horribilis di Taranto – ne ha comperate 700mila. Nel suo profilo di grande trasformatore, Marcegaglia acquista oltre cinque milioni di tonnellate di coils e di bramme all’anno, la metà in Europa: «Diamo ampia disponibilità ad aumentare da 900mila fino anche a un milione e mezzo di tonnellate all’anno. Crediamo che, questo, possa rappresentare un elemento di forte stabilizzazione per l’ex Ilva» spiegano fonti vicine all’azienda.
Questa stabilizzazione è, appunto, funzionale. Già in passato i Marcegaglia hanno facilitato direttamente e sostenuto indirettamente l’ex Ilva anticipando i pagamenti e favorendo lo spostamento delle merci da Taranto a Ravenna, da porto a porto, con una contestuale velocizzazione del capitale circolante.
I Marcegaglia, che durante la gara hanno fatto una offerta per dei piccoli tubifici, sarebbero interessati a rilevarli, qualora l’operazione di Flacks andasse in porto e Flacks decidesse di razionalizzare il perimetro dell’Ilva. Ma, per il momento, l’interesse principale è appunto di sistema, nella consapevolezza che l’esistenza dell’ex Ilva è meglio, per la manifattura italiana ed europea, della sua scomparsa. La preghiera di intervento fatta dal governo per rafforzare il profilo fragilissimo di Flacks – all’esordio nella siderurgia, titolare di un family office di cui non è chiara la consistenza finanziaria e patrimoniale, impegnatissimo a rilasciare interviste, intenzionato perfino a rilevare un altro mostro sacro morente della siderurgia europea come British Steel – è stata quindi accolta dai Marcegaglia, come operatori che fanno parte dello stesso paesaggio industriale. Per ora, nonostante i mille sforzi profusi da un governo assai attivo nella comunicazione, nessun siderurgico ha accettato di entrare nel capitale e di apportare un contributo gestionale. Arvedi, che è stato per mesi portato in giro dal governo come fosse la Madonna pellegrina, si è chiamato fuori. Anche Danieli sarebbe stato interpellato.
Il governo Meloni, sempre a quanto risulta al Sole 24 Ore, sarebbe tornato a chiedere un intervento a Metinvest – gli ucraini impegnati a Piombino con Danieli – e perfino al ramo cadetto dei Jindal, che erano già andati in fuga presentando una offerta formalmente incompleta all’ultima asta, quando l’unico a presentarsi alla fine è stato Mr Flacks e quando i commissari si sono assunti la responsabilità politica e professionale di non mandare deserta la procedura.
Intanto, come già anticipato dal Sole 24 Ore, più fonti confermano che il governo Meloni – accogliendo le tesi pessimiste e ostative del Mef – non avrebbe alcuna intenzione di coinvolgere aziende pubbliche nel capitale insieme a Mr Flacks: né Invitalia, né Cassa Depositi e Prestiti, né Fincantieri. Al massimo, alla stregua di quanto sta provando a fare il sistema privato con un sostegno esterno di tipo funzionale, il sistema delle partecipate pubbliche potrebbe operare appunto offrendo competenze, commesse, soldi (in quantità controllata). Per ora, in un governo Meloni che però su questa vicenda ha cambiato punti di vista non poche volte, prevarrebbe quindi una posizione assai prudente. Benvenuto Mr Flacks.

