«E’ il momento di tornare a una pax sul diritto alla salute» e «non possiamo governare la sanità con la paura elettorale ma con il principio di verità che contraddistingue il rapporto con il cittadino, anche raccontando le difficoltà». Così il presidente delle Regioni (e del Friuli Venezia Giulia) Massimiliano Fedriga nella giornata di inaugurazione a Firenze del Festival delle Regioni (claim “Il futuro è passato da qui”), quest’anno alla quinta edizione, avviata come sempre alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «Mi sento di fare un appello a tutti gli attori politici e istituzionali di questo Paese», ha voluto rimarcare Fedriga sottolineando «come la salute, uno dei grandi patrimoni della Repubblica», non si possa governare «con gli slogan e con la paura elettorale».
Ma cosa significa raccontare ai cittadini le proprie difficoltà? Che «anche i cambiamenti sono difficili e sono prorogati nel tempo. Raccontare ai nostri cittadini che tutto si risolverà in un giorno è irresponsabilità istituzionale, quindi insieme dobbiamo combattere per mettere insieme quelle riforme che sono necessarie ma che non possono vivere all’interno di una cornice alimentata solo dalla propaganda», ha avvisato in premessa.

Più risorse in manovra

Detto questo, non c’è dubbio che «il nostro Ssn necessita delle risorse necessarie a dare risposte adeguate: mi auguro che anche nella prossima legge di bilancio questo debba essere riconosciuto ma al contempo ci deve essere una responsabilità delle Regioni per far fruttare al meglio quelle risorse al fine di migliorare i servizi», ha rilevato Fedriga guardando all’avvio, domani, degli incontri sulla manovra per il 2027. E proprio sulle risorse e sulla tutela del diritto alla salute – ricordato come «incomprimibile» – si era soffermato il vicepresidente della Corte costituzionale Luca Antonini nel suo intervento sul federalismo, a 25 anni esatti dalla Riforma del Titolo V.

Bando alle “facili classifiche”

Valorizzare la salute e la responsabilità di ogni singola amministrazione «non significa però focalizzarsi su facili classifiche – ha dichiarato poi Fedriga, questa volta in veste di presidente di Agenas – ma guardare a come procede ogni singola Regione considerando che abbiamo criteri di approvvigionamento del dato completamente diversi l’uno dall’altra. Pensare di fare la gara tra chi è giallo, rosso, verde o blu, vuol dire andare a minare il lavoro quotidiano e cadere di nuovo nel rischio della propaganda e non nel miglioramento del servizio da dare ai cittadini».

Mattarella: ruolo centrale Regioni su Pnrr

A ricordare che «l’unità di intenti, la proficua collaborazione, il perseguimento di obiettivi condivisi – che costantemente riscontro nel partecipare alle assise delle Regioni, delle Province e dei Comuni – rappresentano per la Repubblica una risorsa fondamentale che alimenta la necessaria fiducia dei cittadini nelle istituzioni», il Capo dello Stato.

Anche in questa occasione istituzionale Sergio Mattarella si è soffermato sulla sanità, stavolta ponendo l’accento sull’attuazione del Pnrr, che in vista del completamento delle rate erogate dalla Ue comporta ancora sfide notevoli per l’attuazione delle misure. «Un contributo importante alla sanità è arrivato dal Piano nazionale di ripresa e resilienza», ha dichiarato. Un Piano «flessibile soggetto a otto revisioni per adattarlo ai cambiamenti e alle nuove esigenze. L’Italia con oltre 194 miliardi di euro di cui ha ricevuto a oggi 166 miliardi è stata la principale beneficiaria europea», ha ricordato il Presidente della Repubblica, rimarcando che 15,6 miliardi sono stati dedicati alla salute.
E «tra gli interventi della decima e ultima rata – ha elencato – figurano importanti misure in materia di salute, tra le quali l’attivazione di 1.270 case di comunità, 327 ospedali di comunità, la creazione di oltre 6mila nuovi posti letto di terapia intensiva e semi-intensiva, l’acquisto di 3.200 grandi apparecchiature sanitarie, l’assistenza di 566mila persone tramite la telemedicina e l’alimentazione del fascicolo sanitario elettronico attraverso documenti clinici digitali. Un complesso di interventi che – è la sottolineatura – si sono rivelati necessari almeno in parte proprio durante la pandemia quando abbiamo sperimentato i limiti di una organizzazione sanitaria incentrata sui grandi ospedali e sui medici di base mentre ha pesato l’assenza di strutture sanitarie di medie dimensioni in grado di avvicinare le cure mediche ai territori articolandole secondo criteri di prossimità».

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