Quando l’autore del femminicidio decide sulla sepoltura

Un Ddl pensato soprattutto per i femminicidi, come spiegato dalla promotrice e avvocato Giulia Bongiorno (Lega). Sono molteplici gli esempi offerti dalla cronaca dove i familiari della persona scomparsa hanno dovuto interloquire con l’assassino per le scelte da prendere sulla sepoltura. Come ricordato dalla senatrice, il provvedimento ha l’obiettivo di evitare che l’autore del femminicidio – anche se indagato – possa approfittare del vecchio regolamento per poter occultare le prove del delitto.

L’ultimo caso risale proprio a qualche giorno fa. I resti di Liliana Resinovich, per cui ora la procura di Trieste indaga per omicidio, sono ancora in obitorio. La riesumazione era stata chiesta per fare ulteriori accertamenti sul corpo dopo la caduta della tesi sul suicidio della donna.

Ad essere indagato per la sua morte è il marito Sebastiano Visintin. È stato lui a scegliere tutto sulla sepoltura, dalla lapide alla fotografia. Il fratello della vittima, Sergio Resinovich, ha dovuto attendere l’entrata in vigore della norma per seppellire la sorella.

C’è poi la questione del loculo di Elena Ceste, casalinga 36enne uccisa da Michele Buoninconti, marito e padre dei suoi quattro figli. Sull’epigrafe, infatti, spunta il cognome del coniuge.

Era il 25 aprile 2010 invece quando Carmela Cirillo venne strangolata dal marito Salvatore Guadagno. Un destino crudele, in quanto la stessa sorte era toccata anche alla madre della donna. L’uomo ha finito di scontare la sua pena e aveva recentemente fatto richiesta di cremare la salma della moglie. Pasquale Guadagno, figlio di Carmela e Salvatore, racconta di un marito geloso, che vedeva la donna come «di sua proprietà», persino con le sue ceneri. Ma dopo una lunga battaglia legale, i figli potranno ora seppellire la propria madre a Napoli, come lei avrebbe voluto.

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