Sulla carta la fibra ottica c’è. E c’è anche la richiesta del cliente, in cerca di una connessione più veloce e stabile per lo streaming o per lavorare in remoto da casa. Eppure il servizio non può essere attivato. Impossibile sottoscrivere un abbonamento. In alcuni casi perfino prendere un appuntamento con il tecnico dell’operatore di rete che dovrebbe mettere a punto l’ultimo pezzo mancante del collegamento. Una situazione sempre più frequente, disavventura comune a molti utenti, fino a configurare ormai un problema strutturale per il mercato italiano delle telecomunicazioni, molto probabilmente sottovalutato dalle strutture di governo competenti e dalle Authority di controllo.
Il divario
L’8 agosto Il Sole 24 Ore ha messo in fila i numeri – riportati da varie fonti, a partire dall’Autorità per le comunicazioni (Agcom) – che fotografano in modo netto il divario tra copertura della rete a banda ultralarga in fibra ottica (numeri civici e unità immobiliari teoricamente raggiunti dagli operatori) e il take up, cioè l’effettiva adozione del servizio da parte di famiglie e imprese. L’articolo ha suscitato i commenti di diversi lettori che hanno chiesto di raccontare l’odissea di chi in realtà vorrebbe abbonarsi, ma non riesce a farlo.
Apparentemente un controsenso commerciale. Una volta verificata la copertura, ad esempio sulla Broadband map dell’Agcom, iniziano gli ostacoli. Nelle segnalazioni pervenute, alcuni lettori riferiscono dell’impossibilità di trovare operatori disposti a prendere in carico l’ordine. In altri casi, di appuntamenti saltati o di attese di settimane che a volte conducono a rinunce forzate. Nei migliori casi di pratiche che avanzano per poi arenarsi di fronte a “KO” (mancata attivazione per problemi tecnici) di difficile comprensione. Di e-mail e Pec inviate all’Agcom e ai Corecom regionali senza riscontri concreti.
Le risposte degli operatori
Su questo tema Il Sole 24 Ore ha interpellato, con tre domande, direttamente i principali operatori coinvolti sui due fronti contrapposti. Open Fiber e FiberCop, che sono responsabili della copertura con l’Ftth (fiber to the home, cioè con la fibra fino a casa) e operano all’ingrosso (wholesale) e, dall’altro lato, gli operatori retail Tim, Vodafone+Fastweb, WindTre e Iliad.
Società che dovrebbero collaborare in pieno spirito di servizio a beneficio del consumatore ma che spesso si ritrovano ad accusarsi reciprocamente per giustificare le mancate attivazioni. Dalle risposte viene fuori un mix di problemi.

