Un danno da 1 milione di prestazioni al giorno: l’uscita della sanità accreditata dal convenzionamento con il Servizio sanitario nazionale priverebbe il sistema di una media compresa tra 1 e 1,2 milioni di prestazioni quotidiane, ovvero tra i 250 e i 300 milioni di prestazioni all’anno.
La cifra da far tremare i polsi, in un contesto in cui già 6 milioni di cittadini rinunciano a curarsi nel nostro Paese – essenzialmente per motivi economici e per liste d’attesa già lunghissime che tengono fuori almeno 2,8 milioni di prestazioni dai tempi fissati per legge -arriva dalle principali sigle dei laboratori e ambulatori privati accreditati, sul piede di guerra contro il nuovo Tariffario delle prestazioni si specialistica ambulatoriale e di protesica, messo a punto dal ministero della Salute dopo una sequela di ricorsi che le stesse organizzazioni avevano presentato al Tar sulle bozze precedenti, bollate come inadeguate dal punto di vista della remunerazione.
La minaccia del privato “puro”
Ora, in vista dell’entrata in vigore del nuovo “prezziario”, attesa per il 21 settembre, l’Unione nazionale ambulatori e poliambulatori (Uap) e FederAnisap ventilano una decisione drastica proprio per l’impossibilità – avvisano – di far fronte ai costi innanzitutto di personale rispetto ai quali le tariffe seppure aggiornate non tengono neanche il ritmo dell’inflazione. La prospettiva è di far rotta sul privato puro, convertendo le attività e salutando un Ssn che nell’accreditamento ha un pilastro più che solido. A spiegarlo è il presidente FederAnisap Valter Rufini: «Uscire dall’accreditamento – afferma – non è una scelta ideologica, ma una misura di sopravvivenza economica a cui il ministero della Salute rischia di costringerci. Se le istituzioni non riconoscono il costo reale delle prestazioni, il Servizio sanitario nazionale perderà definitivamente la propria rete di prossimità, scaricando interamente sui cittadini il peso della cura» afferma.
Intanto, la prima mossa è la richiesta urgente di un tavolo permanente di crisi e confronto con il ministero della Salute e la Conferenza Stato-Regioni, per pianificare una revisione periodica e trasparente dei prezzi analizzando il costo effettivo delle prestazioni per costruire una base tariffaria attendibile, da indicizzare annualmente. In assenza di interventi correttivi tempestivi, «saremo costretti a una forte mobilitazione», annunciano i privati.
I numeri
A fronte dell’entrata in vigore del nuovo tariffario prevista per il 21 settembre, definita insostenibile e ampiamente sottostimata rispetto ai reali costi di erogazione, la rinuncia alle convenzioni pubbliche da parte della rete territoriale accreditata determinerebbe un vero e proprio collasso per il servizio pubblico con in media, come detto, tra 1 e 1,2 milioni di prestazioni disponibili in meno.

