Anno 1786: Antonio Benedetto Carpano miscela erbe e spezie con il vino moscato e inventa il vermouth, che diventerà un classico della liquoristica italiana, che oggi vale oltre 32 milioni di euro nel solo mercato nazionale. Nel 2026 la Fratelli Branca Distillerie sceglie l’anniversario numero 240 per il rilancio di Antica Formula di Carpano, che sarà protagonista di attività sul territorio e di iniziative di field activation rivolte a bartender e consumatori. «L’obiettivo è di accendere i riflettori su una categoria che merita di essere riscoperta e che da anni sta tornando alla ribalta grazie alla grande diffusione di cocktail a base vermouth», spiega Martina Cerbone, marketing director dell’azienda milanese, la cui holding Branca International è stata inserita da Mediobanca tra le otto società italiane più dinamiche nel quarto capitalismo (unica nel food insieme a Sabelli).

I conti lo confermano: Branca International ha superato i 420 milioni di euro di fatturato e i 44 milioni di utile netto, generati da ampio portafoglio di etichette. Tanto che l’azienda non dichiara l’interesse per ulteriori acquisizioni (ma sta facendo studi nel mondo del low alcol). «Abbiamo una gamma unica di prodotti premium e super premium su cui lavorare, da sviluppare, deregionalizzare e internazionalizzare», riconosce Niccolò Branca, presidente esecutivo ed esponente della quinta generazione di famiglia.

Nel 2026 il focus sarà su Punt e Mes (nato nel 1870), che verrà riportato nel mondo in cui è nato, quello dell’aperitivo, e su Caffè Borghetti, che verrà avvicinato alle generazioni più giovani grazie al bere miscelato di alto profilo, anche alla luce del successo globale dell’Espresso Martini, oggi tra i cocktail premium più richiesti al mondo. Che la mixology sia una leva di successo lo conferma il successo del Fernandito, il mix di Fernet Branca e cola che in meno di 50 anni è diventato la bevanda più consumata in Argentina, facendo di questo paese il “gioiellino” della holding Branca International, con oltre 305 milioni di euro di vendite (+19%).

In poco più di 25 anni Branca ha portato la quota di export al 91% del fatturato, raggiungendo oltre 160 paesi e contribuendo all’affermazione nel mondo del saper fare italiano negli spirits. Grazie alla qualità e reputazione dei nostri prodotti, nell’ultimo decennio l’export italiano di liquori è triplicato, arrivando a 458 milioni di euro, stima Nomisma. Siamo i secondi esportatori globali dietro la Germania ma rimaniamo i numeri uno in amari e distillati, con il 34,5% del mercato globale (fonte Teha Group).

È proprio sugli amari che si gioca un’altra sfida di Branca per il 2026. Presenti in 3 milioni di famiglie, con un giro d’affari in Gdo che Niq quantifica in circa 211 milioni di euro (ma con volumi superiori del 6% rispetto al pre-Covid), gli amari soffrono soprattutto nel fuoricasa, anche per la riduzione del consumo di alcol, in particolare a fine pasto. E mentre Amaro del Capo resta leader e Montenegro si sottopone a restyling, si aspettano gli effetti del recente passaggio di Amaro Averna a Illva Saronno. L’obiettivo è quello di consolidare il nuovo posizionamento di Fernet-Branca, parlando a un pubblico più ampio e giovane, attraverso la piattaforma di comunicazione ‘Amaro è solo l’inizio”, lanciata nel 2025 e ora attivata su tv, digital, social, eventi ed esperienze.

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