L’onda anomala causata dai rincari del gasolio, che molti operatori della logistica attribuiscono alla speculazione, poiché il carburante attualmente in rete è stato acquistato molto prima (anche 6 mesi fa) dell’impennata del petrolio seguita alla guerra in Iran e alle tensioni in Medio Oriente, crea un forte allarme nell’autotrasporto. Sotto pressione non ci sono solo le flotte e i veicoli di grandi dimensioni, ma anche i padroncini (molto spesso imprese monoveicolari, cioè con un solo mezzo a disposizione) e i corrieri espressi, ovvero la miriade di furgoni e furgoncini che si occupano delle consegne in città e nei luoghi di prossimità: è il cosiddetto ultimo miglio della logistica distributiva, per buona parte legata all’e-commerce. E soffrono anche i mezzi elettrici, che proprio nel settore delle vendite online hanno larga diffusione, per i rincari del megawattora. Ma andiamo con ordine.
Il gasolio incide mediamente tra il 25 e il 35% dei costi operativi di una flotta, in funzione della dimensione aziendale e della tipologia di veicolo. E se quelli con massa complessiva superiore a 7,5 tonnellate (Tir) beneficiano del rimborso delle accise, i mezzi più leggeri (peso inferiore alle 3,5 tonnellate) subiscono l’aumento del prezzo del carburante senza meccanismi di compensazione. Anche variazioni di pochi centesimi al litro, su base annua, generano impatti rilevanti sul conto economico di queste imprese. E nell’ultima settimana, in Italia, si sono verificati aumenti record per il gasolio, con oscillazioni comprese tra i 10 centesimi della Lombardia e i 24 della Sicilia. Secondo stime di Assotir (associa 3.500 imprese di autotrasporto, di cui circa un migliaio con flotte da 1 a 5 veicoli), per un veicolo commerciale (furgone) che percorre 70/80mila chilometri l’anno, gli attuali rincari del gasolio determinano un aggravio di almeno mille euro l’anno per ogni singolo veicolo. E la situazione non sembra destinata a risolversi in tempi brevi.
Dice Claudio Donati, segretario di Assotir: «Per i mezzi leggeri, l’aumento è diretto e strutturale. In un contesto operativo già caratterizzato da costi crescenti (personale, assicurazioni, pedaggi, manutenzioni), il carburante torna a essere un fattore di instabilità strutturale. Per questa ragione, chiediamo con forza al governo di fronteggiare una congiuntura straordinaria con interventi immediati: per esempio, il taglio temporaneo delle accise sul gasolio per contrastare l’effetto dei rincari».
Una proposta pienamente condivisa da Bernardo Cammarata, presidente di Assoespressi (associazione nazionale corrieri espressi che operano nell’ultimo miglio per l’e-commerce): «Le regole che permettono di gestire gli aumenti del carburante, tipo la sterilizzazione delle accise, ci sono già. Basta applicarle. Inoltre, per calmierare i prezzi alla pompa, si potrebbero utilizzare le scorte di carburante, di cui disponiamo in abbondanza».
Assoespressi associa una novantina di imprese per una flotta complessiva di circa 25mila furgoni: di questi, circa 12mila lavorano per Amazon. Continua Cammarata: «Il 30% circa delle nostre flotte è rappresentato da mezzi elettrici, utili per le consegne in centro città. Anche questi veicoli, come per l’alimentazione a gasolio, subiscono forti rincari: quelli legati all’energia elettrica. Se in passato per la ricarica di un veicolo si spendevano 70 euro, ora costa almeno 100 euro. Servono misure urgenti: il trasporto non può essere l’ammortizzatore dei costi energetici della filiera logistica».

