Guardia alta del governo sulla nuova crisi in Medio Oriente che ha provocato un rialzo deciso dei prezzi del gas ma che non sembra per ora aver prodotto particolari impatti sulla sicurezza degli approvvigionamenti in Italia, come ha spiegato ieri anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto Pichetto Fratin, nel corso di un question time alla Camera. Per valutare con attenzione gli ultimi sviluppi ed esaminare eventuali contromisure che si rendessero necessarie, il titolare del Mase ha comunque convocato per domani il Comitato tecnico di emergenza e monitoraggio (Ctem), al quale prendono parte i principali operatori della filiera dell’energia in Italia.
Chi sono i membri del Comitato
Ma cos’è il Ctem? L’organo tecnico permanente è stato istituito con un decreto del ministero delle Attività Produttive del 2001 con il quale sono state fissati gli indirizzi per la gestione di eventuali emergenze gas. La sua composizione è stata poi rivista con un recente provvedimento del titolare del Mase per adeguarlo alle modifiche organizzative che hanno riguardato il ministero di riferimento. Il Comitato è composto da membri di diritto, tra i quali figurano il direttore generale della Direzione mercati e infrastrutture energetiche pro tempore del Mase, che svolge le funzioni di presidente, i rappresentanti dell’Arera e quelli delle imprese della filiera (trasporto gas, rigassificazione e stoccaggio) e di Terna. A questi si affiancano componenti esperti nella materia nominati con decreto separato del ministro.
I tre livelli di allerta. Il primo gradino: il preallarme
Sarà il Comitato, dunque, a tracciare domani un bilancio aggiornato della situazione gas in Italia. Che, come noto, dispone di un piano di emergenza messo a punto nel 2023, in cui sono fissati tre diversi livelli di allerta (preallarme, allarme ed emergenza) ai quali corrispondono precise condizioni nonché relative misure da adottare. Il primo dei tre livelli, si legge nel piano, scatta, per esempio, quando si verificano eventi in grado di determinare una riduzione significativa delle importazioni «in assenza di informazioni concrete, serie e affidabili sul ritorno in tempi brevi a una situazione di normalità». In questo caso, qualora sia stata effettuata la dichiarazione di preallarme – che deve essere effettuata dall’autorità competente, precisa il documento, sentito il Comitato su segnalazione dell’impresa maggiore di trasporto – sono demandate agli operatori le azioni di mercato più opportune, come l’aumento delle importazioni utilizzando la flessibilità dei contratti in essere, la riduzione della domanda di gas legata a contratti interrompibili di natura commerciale, e ancora, l’impiego di combustibili di sostituzione alternativi negli impianti industriali.
Lo step intermedio: l’allarme
Il livello di allarme, il gradino superiore, scatta, invece, tra gli altri casi, quando, in modo improvviso, si registra l’interruzione di una delle fonti di approvvigionamento e/0 in presenza di eventi climatici sfavorevoli di eccezionale intensità. Se si passa a questo livello, le risposte sono affidate comunque agli operatori di sistema che devono mettere in pratica le azioni più opportune per permettere il ripristino tempestivo di una condizione di normalità o quantomeno il ritorno al livello di preallarme.
L’ultimo stadio: l’emergenza
L’ultimo gradino, come detto, è rappresentato dal livello di emergenza che può determinarsi, chiarisce il piano, in quelle situazioni in cui, per il verificarsi di condizioni di particolare eccezionalità, il sistema non riesce a soddisfare la domanda di gas e si pone la necessità, da parte dell’impresa maggiore di trasporto, di «utilizzare continuativamente, per il bilanciamento della rete di trasporto, la disponibilità di punta di erogazione dello stoccaggio ovvero la quantità complessiva di gas erogabile dal sistema di stoccaggio su base giornaliera, nel rispetto dei vincoli tecnici e gestionali del sistema stesso».

