E il Brent aumenta ancora
Di conseguenza, bisogna spostarsi su altri dati: quelli del petrolio, il Brent. Cioè la materia prima che dall’escalation in Iran non transita nella stessa quantità dallo stretto di Hormuz.
Il 27 febbraio, prima dell’attacco di Israele e Usa all’Iran, il costo di un barile era di 77 dollari. Dall’11 marzo, il prezzo non è mai sceso sotto i 95 dollari al barile. È arrivato anche a superare i 110 dollari al barile il 19 marzo e, dopo una leggera tregua all’inizio della scorsa settimana (sotto i 100 dollari), la situazione sta tornando a complicarsi: questa settimana si è aperta a 108,25 dollari al barile.
Dalla prossima settimana sarebbe record storico
Insomma, continuando così, il prezzo del gasolio sembra destinato ad aumentare ancora. Senza dimenticarsi la data cerchiata dal governo: l’8 aprile. Quel giorno ripartiranno i listini senza sconto. Il diesel arriverebbe a circa 2,3 euro al litro, superando di gran lunga il massimo storico. Battendo, quindi, il precedente record del 14 marzo 2022, con il prezzo del diesel arrivato a 2,154 euro al litro (circa 9 centesimi in più di oggi).
I tecnici dei ministeri – Mef e Mimit in primis – sono al lavoro per trovare una soluzione che, però, non è semplice, considerando che l’intervento varato in Consiglio dei ministri il 18 marzo è costato 400 milioni di euro. A cui si sono aggiunti circa cento milioni per il credito d’imposta da destinare agli autotrasportatori.
La protesta dei tir
Intanto, i camionisti scendono in piazza. Trasportounito ha proclamato il fermo nazionale dei tir dal 20 al 25 aprile, mentre Unatras ha convocato assemblee permanenti nelle piazze di cento città italiane. Per le associazioni di categoria è una «situazione ormai insostenibile» e di «assoluta emergenza». Anche considerando che i carburanti, in autostrada, salgono ancora: 1,818 euro al litro per la benzina e 2,131 euro al litro per il gasolio.

