La corsa sfrenata di mercoledì per approvare il taglio alle accise sui carburanti non è riuscita a farsi sentire sui prezzi applicati ieri ai distributori, che nel monitoraggio quotidiano del ministero delle Imprese hanno raggiunto i 2,125 euro al litro per il gasolio (+1,2% sul giorno prima) mentre la benzina si è attestata a 1,89 euro al litro (+1%). Il decreto del resto è finito in Gazzetta Ufficiale a tarda notte, e il suo impatto dovrebbe manifestarsi solo da questa mattina.
I controlli di Mister Prezzi
Una questione di tempi tecnici, certo. Che però non è passata inosservata: «Mi stanno arrivando segnalazioni da tutta Italia di gente che, diciamo, è un po’ in ritardo», ha detto il vicepremier leghista Matteo Salvini, puntando l’indice non sui «benzinai che sono l’ultimo anello e hanno un margine di 2-3 centesimi al litro» ma su «qualche compagnia che nell’abbassare i prezzi non è tanto rapida quanto lo è nell’alzarli». E in serata mister Prezzi, su indicazione del ministro delle Imprese Urso e del titolare dell’Economia Giorgetti, ha inviato alla Guardia di Finanza la lista, lunga, dei distributori che non hanno ancora adeguato i prezzi, «con l’indicazione delle potenziali e più significative anomalie rilevate».
L’effetto del taglia accise
I conti veri comunque si faranno oggi, nel secondo dei 20 giorni di sconti da 417,4 milioni offerti dal decreto (il Dl 33/2026, per gli addetti ai lavori), che in tutto mette in campo 527,4 milioni considerando anche i 100 milioni per il credito d’imposta per l’autotrasporto e i 17,4 dedicati al bonus fiscale del 20% sugli acquisti di carburante nella pesca. A mettere i soldi saranno i ministeri, con un taglio lineare misurato in proporzione alle dimensioni dei loro budget: il pegno maggiore come al solito è a carico del ministero dell’Economia (127,5 milioni), seguito da quello delle Infrastrutture (96,5 milioni) e dalla Salute (86,1 milioni).
Sui prezzi applicati da questa mattina non saranno ovviamente ammessi ritardi, al netto del fatto che i gestori stanno spesso vendendo prodotto acquistato nei giorni scorsi ad accisa piena e toccherà alle compagnie regolare i conti. In base ai valori medi registrati ieri, si può stimare che sui tabelloni gli automobilisti incontreranno uno sconto del 12% sul gasolio e del 13,4% della benzina.
La riduzione generata dal decreto vale infatti 24,4 centesimi al litro, divisi fra i 20 centesimi di taglio secco all’accisa e i 4,4 di trascinamento sull’Iva (l’imposta è al 22% e si calcola anche sull’accisa oltre che sul costo netto del carburante). La verde dovrebbe attestarsi mediamente intorno agli 1,65 euro al litro, dunque a livelli analoghi a quelli registrati prima dello scoppio della guerra all’Iran, mentre il diesel scenderebbe poco sotto quota 1,9 euro al litro, mantenendosi di conseguenza una ventina di centesimi sopra i prezzi di febbraio. Perché dallo scoppio della nuova crisi in Medio Oriente il gasolio ha corso a ritmi doppi rispetto alla benzina, aumentando del 19,5% secondo i monitoraggi del ministero dell’Ambiente contro il +10% medio della verde.
Credito d’imposta per tre mesi
Il tutto è destinato a scadere il 7 aprile prossimo, quando è facile prevedere il riaccendersi del dibattito su nuove misure mentre il decreto sarà in conversione alle Camere. Più complicato, almeno al momento, che il Governo ritorni sul tema in questi giorni, in assenza di novità rilevanti. Il credito d’imposta per l’autotrasporto riguarderà invece gli acquisti effettuati da marzo a maggio, e sarà commisurato alla spesa effettiva sostenuta in ognuno di questi mesi nel tetto dei 100 milioni di dotazione. Le regole saranno fissate da un decreto interministeriale, su iniziativa delle Infrastrutture. Lo stesso arco temporale è coperto dal credito d’imposta per la pesca, che sarà del 20%.

