Questa settimana la commissione Agricoltura dell’Europarlamento ha bocciato le clausole di salvaguardia dell’accordo di libero scambio tra la Ue e il Mercosur, così come erano state pensate per la parte agricola. Immagino che siate soddisfatti…
Direi proprio di sì, si tratta di un forte segnale di attenzione da parte del Parlamento europeo rispetto a un accordo che non può essere pagato soltanto dagli agricoltori. Il voto al Parlamento europeo non sarà semplice, tutto potrà accadere, certo è che ci sono tutti gli spazi per poter correggere l’intesa, se la presidente von der Leyen lo riterrà. E vogliamo un’Europa che protegga i propri agricoltori in un mercato globale perché, in fondo, è quello che oggi stanno facendo tutti: lo ha fatto il presidente Trump con i dazi, lo fa il presidente Lula spingendo la capacità produttiva degli agricoltori brasiliani.
Come Bruxelles dovrebbe proteggere il proprio mercato?
Se è vero che l’Europa è un continente orientato all’export, è altrettanto vero che oggi l’Europa non può diventare il mercato aperto a tutti, senza limitazioni. Per esempio, non sempre gli accordi mettono al centro la reciprocità degli standard. A questo dobbiamo aggiungere che in Europa raramente si fanno controlli: in un recente incontro con il commissario Ue alla Salute e al benessere animale, Olivér Várhelyi, abbiamo capito che la quasi totalità dei prodotti che arrivano al di fuori dell’Europa non sono oggetto di controllo nei porti europei.
All’assemblea per gli 80 anni di Confagricoltura Parma, insieme a Paolo Barilla, lei ha detto che nel modello delle filiere verticali bisognerebbe includere anche la grande distribuzione, accanto alla parte agricola e all’industria della trasformazione

