“La prudenza sul debito è una forma di sovranismo pragmatico”. Nel suo intervento di chiusura del Forum Ambrosetti di Cernobbio, politicamente segnato dalla battaglia dialettica tra Roberto Vannacci e Mario Monti, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti scolpisce questa definizione per indicare una via alternativa sia al sovranismo del “fare i fenomeni” sia all’ortodossia europeista. Il cuore del sovranismo pragmatico, nella ricostruzione del titolare dei conti, è nelle sue ricadute concrete, a partire dalla ritrovata fiducia internazionale che permette all’Italia di affacciarsi con una relativa sicurezza alla “tempesta che si sta profilando sul mercato dei bond”, con i rendimenti in crescita per il rigonfiamento del debito (Usa in testa) contemporaneo all’ennesimo risveglio dell’inflazione.

Fedele a uno stile consolidato negli anni, Giorgetti mantiene una prudenza sorvegliata anche nelle parole, senza però rinunciare a rivendicare i risultati ottenuti dal Governo. “La barca è rimasta in galleggiamento e non era banale”, spiega, aggiungendo che salvo sorprese la crescita di quest’anno dovrebbe arrivare “vicina al +1%”. Il risultato del resto è stato quasi integralmente conseguito nei primi sei mesi dell’anno, quando l’indicatore segna una crescita acquisita del +0,8% a cui va aggiunto l’effetto di tre giorni lavorativi in più dello scorso anno, che porta il conto sopra fra il +0,9% e il +0,95%. Basterebbe pochissimo, insomma, per andare sopra la cifra tonda con i risultati del secondo semestre.

Nemmeno questo era scontato alla vigilia, come testimonia il +0,6% indicato prudentemente dal Governo nell’ultimo documento di finanza pubblica in linea con le previsioni internazionali. Ma ovviamente non basta qualche decimale per archiviare il problema strutturale della bassa crescita, che l’Italia condivide con la “vecchia Europa” come rimarca lo stesso ministro dell’Economia.

Del resto il Paese paga il dazio delle guerre in termini “doppi elevati a potenza”, per l’esposizione alle importazioni delle materie prime energetiche. E deve affrontare nodi domestici oltre a quelli europei. Fra i primi Giorgetti torna a mettere in luce il deficit di investimenti privati, che nella sua ottica richiama responsabilità esterne al Governo. Sul punto il ministro dell’Economia parla chiaro: “Perché i fondi pensione italiani investono in tutto il mondo tranne che in Italia?”, si chiede. Alla domanda, retorica, la risposta non può venire da una “assenza di opportunità di rendimenti per il capitale paziente in Italia”, dal momento che da noi arrivano i soldi “dei fondi pensione di tutto il mondo”.

Sulla manovra, il ministro non si sbottona, perché i lavori devono ancora entrare nel vivo. Fra le priorità resta ovviamente l’attrattività del Paese nei confronti dei giovani, per contrastare una caduta demografica che promette di farsi sentire sempre di più su produttività e Pil. Sul punto una leva centrale è quella delle retribuzioni, su cui però “è centrale il ruolo delle imprese” rimarca Giorgetti: manager e imprenditori a Villa d’Este applaudono questo passaggio, ma occorre vedere come passare ai fatti.

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