Il terzo è il diritto di sciopero. Lo Stato liberale aveva spesso represso il conflitto sociale, considerandolo una minaccia all’ordine pubblico. La Costituzione, invece, riconosce lo sciopero come diritto, sia pure regolato dalla legge. È una rottura storica: il conflitto tra lavoratori e imprese entra dentro l’ordinamento democratico e ne diventa elemento non solo legittimo, ma caratterizzante. Anche qui, però, il percorso di attuazione fu lento e oggi, tra precarizzazione e frammentazione del lavoro, il diritto di sciopero appare meno incisivo di quanto avevano pensato i Costituenti.

Il quarto diritto simbolo della nuova Repubblica è quello di associarsi in partiti politici, sancito dall’articolo 49. Un diritto non a caso posto a cavallo tra le due parti della Costituzione, che riconosce ai partiti insieme compiti di integrazione dei cittadini e di sintesi dei diversi interessi presenti nella società. Una centralità nella democrazia italiana che appare, tuttavia, profondamente logorata: crisi della rappresentanza, personalizzazione della politica e astensionismo hanno in gran parte svuotato l’idea costituzionale del partito come luogo di partecipazione e di formazione collettiva della volontà politica.

Infine, il voto alle donne e il loro accesso alle cariche pubbliche. Il 2 giugno 1946 le donne votano per la prima volta in una consultazione nazionale e partecipano, in numero esiguo ma con esiti tutt’altro che irrilevanti, all’Assemblea costituente. La Repubblica nasce, dunque, insieme al riconoscimento della piena cittadinanza delle donne. L’articolo 51 sancirà poi l’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive «in condizioni di eguaglianza». Ma anche questo diritto ha conosciuto un’attuazione assai lenta, nelle leggi e nella società. Per decenni la presenza femminile nelle istituzioni è rimasta marginale: ad esempio, solo nel 1965 otto donne entrano in magistratura, dopo anni di ottusi pregiudizi. E ancora oggi il principio costituzionale continua a scontrarsi con ostacoli culturali e sociali profondi.

Certo, ottant’anni non sono passati invano; salute e istruzione sono notevolmente aumentate, le tutele del lavoro si sono rafforzate, gli spazi della partecipazione politica si sono estesi e, per citare un solo dato, il 57% circa dei magistrati ordinari sono donne. Resta la caratteristica più moderna della Costituzione del 1948: non un catalogo di diritti definitivamente acquisiti, ma un progetto molto ambizioso e sempre esposto al rischio dell’incompiutezza e dell’arretramento.

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