A zavorrare i dati, al contrario è l’oro di Arezzo, che cede 1,3 miliardi (export distrettuale quasi dimezzato), pari quasi all’intero calo della totalità dei distretti. Mentre nelle rilevazioni sono esclusi i lingotti (il boom verso la Svizzera, proprio da Arezzo, muove le statistiche nazionali), è la gioielleria a fare la differenza, con il venir meno delle vendite straordinarie di semilavorati del 2024 e 2025 verso la Turchia, per effetto di una normativa che limitava gli acquisti di lingotti e comunque poneva dazi per l’import di metallo giallo da paesi extra-Ue.
In termini di mercati, a fronte del calo della Turchia (male anche Emirati, Usa e Cina), ci sono crescite diffuse altrove, tra Svizzera e Francia, Hong Kong e Arabia Saudita, Egitto e Grecia.
Pesante, in generale è l’area del Medio Oriente interessata dalla crisi di Hormuz, un calo che vale poco meno di mezzo miliardo nel semestre, il 13,2% dell’export verso l’area. Con impatti più ampi e cali superiori al 20% per alcuni specifici distretti come l’oro di Arezzo e Vicenza, il marmo di Carrara, la meccanica strumentale di Bergamo.
Da segnalare, tuttavia, che dopo il calo del 21,6% medio del primo trimestre, la situazione tende a stabilizzarsi, con un -4,4% verso i paesi coinvolti dal conflitto tra aprile e giugno.
«I nostri distretti – spiega il responsabile della Regional Research dell’Ufficio Studi di Intesa Sanpaolo Giovanni Foresti -, anche in una fase complessa come quella attuale, mostrano una sostanziale tenuta, evidenziando in particolare una notevole capacità di cercare opportunità in più mercati, a fronte delle difficoltà incontrate in specifiche aree, come il Medio Oriente. Il saldo commerciale resta vicino ai massimi, offrendo un contributo importante alla nostra economia. Le prospettive? Il quadro resta complesso ed è prevedibile che i picchi di inflazione in Europa possano agire da freno alla domanda continentale».

