In Italia tre editori su quattro hanno invitato l’intelligenza artificiale dentro le loro case editrici: comunicati stampa, quarte di copertina, metadati, copertine, illustrazioni, previsioni di vendita. È la fotografia che arriva dalla prima indagine sistematica italiana sull’uso dell’IA nell’editoria libraria, realizzata dall’Associazione italiana editori (Aie) e che sarà presentata oggi a “Più libri più liberi”, la fiera della piccola e media editoria che sta registrando un grande successo di pubblico e una grande attenzione mediatica, anche per la protesta di vari editori che si è generata attorno alla presenza dell’editore di estrema destra Passaggio al Bosco.

Nello studio che sarà presentato oggi e che Il Sole 24 Ore ha potuto visionare in anteprima, il numero che colpisce subito è quel 75,3% di editori che dichiara di utilizzare strumenti di IA all’interno dell’organizzazione. Tra i grandi gruppi, sopra i 5 milioni di euro di fatturato, la percentuale schizza al 96,2%. Ma l’onda tecnologica non si ferma ai big: tra uno e cinque milioni di fatturato siamo al 75%, fra 500mila e un milione al 66,7%, per arrivare al 62,5% perfino tra gli editori sotto i 100mila euro.

«La cosa che ci ha colpito di più è stata la rapidità della risposta e l’ampiezza della risposta», racconta Andrea Angiolini, delegato all’innovazione di Aie. Alla survey hanno risposto 184 marchi editoriali: segno che il tema è di grande rilevanza. Non a caso Angiolini ricorda la scelta di mettere l’IA sotto osservazione già da qualche anno: «L’idea di fondo era: cerchiamo di evitare che ci siano sia sottovalutazioni sia sopravvalutazioni del fenomeno, e proviamo a dare a tutti le stesse condizioni per poi prendere le proprie decisioni».

Le risposte dicono che l’intelligenza artificiale è già un pezzo del motore nascosto delle redazioni editoriali. Il 67,1% degli editori che usano l’IA la impiega per l’ufficio stampa e la comunicazione, un altro 67,1% per paratesti e metadati, il 50,7% per copertine e illustrazioni, il 49,3% per editing, revisioni e traduzioni. Poi ci sono le attività amministrative (31,5%), l’accessibilità (21,9%), le analisi commerciali e le previsioni di vendita (19,2%).

«La prevalenza degli usi è nel back office», osserva Angiolini, che però vede già affiorare un fronte rivolto ai lettori: «Poi c’è una quantità interessante di applicazioni già nel front end. In questo momento sono molto più concentrate nei settori scolastico, universitario e professionale». Lì gli editori partono avvantaggiati: piattaforme digitali esistono da anni e i servizi basati sull’IA generativa trovano un terreno “pronto”.

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