Nonostante un’attesa di oltre 12 anni, un iter complesso e travagliato – e non ancora concluso -, il concorso nazionale per diventare guida turistica assume sempre di più il profilo di un’accidentato percorso a ostacoli. Lo scorso 18 novembre oltre 12mila persone hanno sostenuto la prova scritta dell’esame nazionale, in nove diverse sedi su tutto il territorio nazionale. Si erano iscritti in quasi 30mila (29.228 domande, per la precisione, presentate entro lo scorso febbraio). Il risultato finale non è noto, dal momento che mancano ancora la prova orale e un test pratico. Ma la notizia è che solo 230 candidati sono stati ritenuti idonei (vale a dire, meno del 2%). L’esame scritto era composto da un questionario di 80 domande a risposta multipla, per un totale di 40 punti; per superarlo, era necessario totalizzare almeno 25 punti.
Una nutrita rappresentanza di coloro che sono stati esclusi ha presentato ricorso al Ministero del Turismo, esponendo sui social, in blog e pagine web i motivi delle proteste: alcune domande erano troppo circostanziate e nozionistiche, altre riguardavano argomenti poco noti o pertinenti per la formazione di una guida. Lo scorso luglio, il Ministero aveva definito gli ambiti di preparazione alla prova: oltre 500 musei, centri storici, parchi archeologici, cattedrali e palazzi, distribuiti in 20 Regioni, “senza bibliografia né criteri di approfondimento”, ha precisato Francesca Pannuti, presidente del neocostituito Comitato Guide Future, che nei giorni scorsi ha lanciato anche una petizione su Change.org per denunciare le criticità dell’iter dell’esame di abilitazione.
Turismo al Colosseo (Ansa)
Insomma, un vaste programme, una prova “troppo difficile” e un piano su cui prepararsi troppo ampio. Dal canto suo, il dicastero diretto da Daniela Santanché ha replicato affermando che “è singolare che si contesti un esame di abilitazione perché severo”. Dall’altro lato, i ricorrenti rappresentati da Pannuti denunciano il “fallimento dell’impianto d’esame, e non dei candidati, contrariamente a quanto sostenuto dal Ministero”.
Lo scorso 16 gennaio, il MIT – in seguito all’accesso agli atti richiesto dai candidati – ha presentato, “ai soli richiedenti e senza pubblicazione sui propri canali istituzionali”, i risultati ufficiali. Chi ha fatto ricorso lamenta anche, tra le altre cose, gli oltre otto mesi di attesa prima dell’esame vero e proprio e mette in evidenza che, tra gli esclusi, ci sono anche laureati magistrali in discipline storico-artistiche e archeologiche. Pannuti conclude: “Una preparazione insostenibile e priva di utilità rispetto all’esercizio reale della professione, che fa emergere il sospetto di una procedura concepita per disincentivare e limitare le abilitazioni. L’esame nazionale per l’abilitazione delle guide turistiche, finanziato con risorse pubbliche, ha prodotto risultati irrilevanti per un settore che vale oltre il 10% del PIL”.

