Il governo domani metterà la fiducia sul decreto Ucraina. Più che altro per prudenza, perché l’articolo 1 — quello che proroga l’invio di mezzi militari a Kiev — rischia di trasformarsi in una di quelle votazioni dall’esito imbarazzante. Troppo alto il rischio di una bocciatura: ad opporsi ci sono non solo il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, da sempre contrari alla linea degli aiuti militari, questa volta il copione ha una variazione, accanto a loro compaiono anche i neo deputati “vannacciani”, fuoriusciti dalla Lega e approdati al gruppo misto.

Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Pozzolo — due ex leghisti ed un ex meloniano— hanno depositato emendamenti praticamente identici a quello di Avs: sopprimere in blocco l’articolo 1. Sasso lo dice con una certa malizia: “Vediamo quanti assenti ci saranno tra le file della Lega, che da mesi dice di non voler più inviare aiuti a Zelensky”. 

Ziello invece punta direttamente al cuore del problema: “Salvini ha paura del voto e scappa dalle proprie responsabilità. La fiducia serve solo a impedire la votazione del nostro emendamento”. E aggiunge, immaginando le sedie vuote: “anche se l’emendamento decade, ci sono tre ordini del giorno pronti”. Perché il tema, evidentemente, non è solo l’Ucraina, è la tenuta interna della Lega. Il vero timore del governo sembra questo: che una parte, magari non piccola, dei deputati leghisti possa rinnegare l’appoggio alla maggioranza e seguire l’esempio dei fuoriusciti. 

Nel frattempo, M5s e Avs chiedono anche maggiore trasparenza sull’elenco degli equipaggiamenti inviati e che ogni autorizzazione sia preceduta da comunicazioni preventive alle Camere. Angelo Bonelli sintetizza il senso politico dell’operazione: “È l’ennesima fiducia usata come forzatura per coprire la spaccatura nella maggioranza. Sul decreto Ucraina non c’è una linea condivisa: la Lega minaccia di votare contro e il governo si regge solo a colpi di fiducia”.
 

Condividere.
Exit mobile version