“Fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”. È un appello in cui sceglie parole soppesate, calibrate sulla particolare geopolitica mediorientale dove ogni azione può scatenare una reazione capace di innescare effetti fuori controllo, quello pronunciato stamane all’Angelus da papa Leone.

All ’indomani dell’attacco “preventivo” congiunto di Israele e Stati Uniti all’Iran cui è seguita una reazione a macchia di leopardo delle forze missilistiche iraniane, Leone leva come nelle attese la sua voce: “Seguo con profonda preoccupazione quanto sta accadendo in Medio Oriente e in Iran in queste ore drammatiche, la stabilità e la pace non si costruiscono con minacce reciproche né con le armi che seminano distruzione dolore e morte – scandisce – ma solo attraverso un dialogo ragionevole, responsabile e autentico”.

“Dinanzi alla possibilità di una tragedia di proporzioni enormi – è dunque il suo richiamo -, rivolgo alle parti coinvolte l’accorato appello ad assumere la responsabilità morale di fermare la spirale della violenza prima che diventi una voragine irreparabile”.

“Che la diplomazia ritrovi il suo ruolo e sia promosso il bene dei popoli”, ha aggiunto quindi il Pontefice nel post Angelus, sottolineando come questi “anelano a una convivenza pacifica fondata sulla giustizia. Continuiamo – si è appellato una volta di più – a pregare per la pace”.

Leone non ha dimenticato anche gli altri fronti di conflitto che si affacciano sul globo. “In questi giorni – ha detto – arrivano inoltre notizie preoccupanti di scontri tra Pakistan e Afghanistan, elevo la mia supplica per un ritorno urgente al dialogo, preghiamo insieme affinché prevalga la concordia in tutti i conflitti del mondo, solo la pace dono di Dio può sanare le ferite tra i popoli”. Ieri, era stata l’ambasciata di Teheran a rivolgersi direttamente a Leone chiedendo che il Papa condannasse l’attacco israelo-americano e rivendicando la legittimità della reazione iraniana. Il Papa ha rivolto il suo appello a “tutte le parti”, invocando ancora una volta ciò che la Santa Sede mai si stanca di promuovere: un dialogo dal carattere il più possibile multilaterale per prevenire quel ritorno al “fervore” della guerra ormai “di moda” aveva detto Leone nel celebre discorso di inizio anno di fronte al Corpo diplomatico.

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