Un tempo accadeva solo per il calcio. Ora, per i momenti in cui l’Italia si ferma si può guardare (anche) al tennis. Ieri, domenica 23 novembre, con la terza Coppa Davis consecutiva sollevata al cielo – la quarta, contando il trofeo del 1976 – quel rito ha trovato la sua consacrazione definitiva. E la televisione, ancora una volta, si è scoperta specchio fedelissimo dell’umore del Paese.
Nulla come il tennis, in questa fase storica, sembra in grado di convogliare l’attenzione collettiva (e l’entusiasmo). Non il calcio della nazionale italiana in affanno, sicuramente. Da quando i tennisti italiani hanno cominciato a imporsi davvero sulla scena globale, con Jannick Sinner arrivato sul tetto del mondo, al numero 1 del ranking Atp ora ceduto (e chissà che non sia roba di poco) allo spagnolo Carlos Alcaraz, gli ascolti televisivi disegnano una curva che assomiglia a un’ascesa alpina: ripida, continua, quasi eroica. E i numeri della finale di Davis lo confermano con puntualità.
Uno share fino al 31%
La sfida inaugurale, quella tra Berrettini e Carreno Busta, secondo le elaborazioni dello Studio Frasi su dati Auditel ha raccolto 3,6 milioni di spettatori e il 28% di share tra Raiuno e SuperTennis, il canale federale che detiene i diritti integrali. Una platea da evento, in un orario da piena domenica familiare. Ma è con l’impresa in rimonta di Flavio Cobolli che il tennis azzurro si è trasformato in pura epica televisiva. La sua partita contro Munar è stata vista in media da 5,1 milioni di persone, con uno share che ha superato il 31%. Un italiano su tre, davanti al televisore, a misurare il proprio battito sul ritmo dei colpi del romano.
E poi l’ultimo set, il frammento narrativo perfetto, che si è svolto tra le 19.15 e le 20.01. Lì i numeri Auditel indicano 6,2 milioni di telespettatori medi e quasi 9,6 milioni di contatti. Numeri da finale degli Europei, numeri da Italia che si specchia in sé stessa. Tanto che la festa successiva, nelle sue esplosioni di abbracci e cellulari alzati, ha perfino fatto slittare il Tg1: la racchetta che ferma il Paese, sostituendo per un attimo la liturgia principale dell’informazione.
La popolarità del tennis
Quella del tennis in TV è la storia di un movimento che vede i suoi alfieri vincere in lungo e largo. La nuova generazione azzurra ha fornito un cast degno di una saga nazionale, con protagonisti differenti ma complementari, capaci di aggregare pubblici trasversali. Le reti se ne sono accorte: dibattiti post-match, documentari dietro le quinte, un ecosistema narrativo che solo fino a poco tempo fa sarebbe sembrato un azzardo. Ora, invece, è un investimento che ripaga: share da evento, ascolti importanti, il tennis che entra nei discorsi da bar come il Var o l’ultimo rigore sbagliato.

