Il Tribunale penale di Tripoli ha condannato Osama Najeem Almasri ad una pena di 7 anni e 4 mesi di reclusione per «aver violato i diritti dei detenuti», secondo quanto riportano media libici. Per l’ex comandante libico, al centro di un contenzioso tra il governo italiano e la Corte penale internazionale, è stata disposta anche la perdita della capacità giuridica e la privazione dei diritti civili per tutta la durata della pena e per un anno successivo.
Il mandato d’arresto
La Corte penale internazionale (Cpi) aveva spiccato per lui un mandato d’arresto con l’accusa di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Il 19 gennaio 2025 era arrestato a Torino dalla Digos dopo la partita Juventus-Milan e trasportato presso il carcere delle Vallette.
Il rimpatrio in Libia
La Corte d’appello di Roma ha disposto poi la scarcerazione per l’irritualità dell’arresto. Ed è stato così espulso dall’Italia e rimpatriato in Libia a bordo di un aereo di Stato dei servizi segreti italiani.
Il Pd: la Libia ha fatto quello che il Governo italiano non ha voluto
Subito la notizia ha provocato reazioni politiche. Dal Pd il capogruppo in Commissione Giustizia della Camera Federico Gianassi sottolinea «la condanna di Almasri da parte del Tribunale di Tripoli dimostra che persino la Libia ha fatto ciò che il governo italiano non ha voluto fare. Di fronte a una decisione che riconosce le gravissime violazioni dei diritti umani commesse da Almasri, il ministro Nordio, con gli altri membri del Governo che collaborarono in quella vicenda, dovrebbero riflettere profondamente sul proprio operato e sulle scelte che hanno portato alla liberazione dell’Almasri»
«Gravissima è la responsabilità politica del Governo Meloni, che con le sue massime figure ha – finché i fatti non emersero nella loro chiarezza – coperto un’operazione che ha consentito a un assassino e stupratore, ricercato dalla Corte penale internazionale, di tornare impunemente nel proprio Paese a bordo di un volo di Stato. Oggi emerge con ancora maggiore evidenza quanto fosse sbagliata e ingiustificabile quella scelta. Il governo deve spiegare agli italiani perché abbia deciso di sottrarsi ai propri obblighi internazionali e favorire il rientro nel suo Paese di una persona accusata di crimini gravissimi» conclude Gianassi.

