Il Superbonus è davvero un costo per lo Stato?

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Il presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato in conferenza stampa l’11 novembre 2022, ribadendo il concetto anche in quella più recente del 22 novembre: “Sul Superbonus voglio dire che nasceva meritoriamente come misura per aiutare l’economia, ma il modo in cui è stata realizzata ha creato molti problemi. A chi diceva che si poteva gratuitamente ristrutturare il proprio condominio ricordo che costava allo stato 60 miliardi, con un buco di 38. Diciamo che il concetto di gratuità è bizzarro”.

Vediamo di fare un po’ di chiarezza. Il Superbonus 110% determina sicuramente un costo per lo Stato causato da minori entrate future, ma produce anche maggiori entrate fiscali nei primi anni, che compensano in parte o totalmente le minori entrate future.

L’idea che il Superbonus sia un costo eccessivo per lo Stato è alimentata dal Governo Draghi, e ha un suo fondo di verità. Infatti, il principio di prudenza nella redazione del bilancio dello Stato impone di considerare al 100% le riduzioni sicure di gettito futuro, individuando anche le adeguate coperture finanziarie, ma non permette di considerare gli incrementi di gettito, considerati incerti e difficilmente quantificabili con precisione.

Questo determina però la magica comparsa di “tesoretti” che sono generati dall’arrivo di queste entrate fiscali non previste ma ormai sicure.

Diversi studi sul Superbonus hanno analizzato i dati reali e l’economia che si è generata, arrivando alla conclusione che l’impatto sulle casse dello stato è molto basso o è addirittura positivo.

1. La Luiss Business School ed OpenEconomics hanno fatto uno studio commissionato dal Governo che si trova nel sito della Presidenza del Consiglio.

Le conclusioni sono che “a fronte di un aumento della spesa per edilizia abitativa pari a 8,75 miliardi nel triennio 2020-2022, si registrerebbe un incremento del valore aggiunto complessivo per il Paese di 16,64 miliardi nel periodo di attuazione del provvedimento e un ulteriore incremento di 13,71 miliardi negli 8 anni successivi a fronte di un impatto netto attualizzato sul disavanzo pubblico pari a -811 milioni di euro”. Secondo questo studio il moltiplicatore economico è (16,64+13,71)/8,75=3,5 ed il costo per lo Stato quasi nullo.

2. Nomisma, società fondata da Prodi ed Andreatta, che realizza ricerche di mercato e consulenze, ha fatto uno studio dal titolo “Bilancio Sociale e Ambientale del Superbonus 110%” che è stato promosso da ANCE Emilia.

Le conclusioni di questo studio sono che per 38,7 miliardi di euro di crediti d’imposta concessi, si è generato un valore economico molto maggiore, per gli effetti diretti, indiretti e indotti, pari a 124,8 miliardi di euro, con un moltiplicatore economico pari a 3,2. Quindi, considerando anche solo pari ad 1/3 le tasse pagate su questa economia generata dal Superbonus, avremo un maggior gettito fiscale nei primi anni, superiore a 40 miliardi di euro, che compensa completamente il mancato gettito futuro di 38,7 miliardi di euro.

I vantaggi del Superbonus

Entrambi gli studi della Luiss Business School e di Nomisma arrivano a conclusioni molto simili che comunque mettono in chiara evidenza che il Superbonus non è un costo per lo Stato perché produce una crescita economica che ha un alto moltiplicatore economico.

Infatti, il Superbonus 110% è la concessione, da parte dello Stato, di crediti d’imposta sulle tasse future, a chi ristruttura il proprio immobile con determinate caratteristiche e massimali, che determina un costo per il cittadino pari a zero su questi interventi. Ma la vera novità è la possibilità di cedere i crediti d’imposta, anche in banca per cambiarli in euro, perché questo permette di utilizzarli anche a chi non ha capienza fiscale e circolando determina più economia e scambi, con un immediato ritorno per lo Stato in termini di tasse.

La concessione di crediti d’imposta non è un costo per lo Stato, è solo un mancato gettito futuro di 60 miliardi di euro spalmati in 5 anni. Ma produce anche un aumento di gettito fiscale nei primi anni, perché per avere i crediti d’imposta è necessario aver eseguito i lavori ed aver emesso fatture, su cui il 1° anno l’impresa pagherà l’IVA ed altre tasse, ma pagherà anche dipendenti e fornitori (altra IVA, tasse e contributi).

Poi ci sono gli effetti diretti, indiretti e indotti nell’economia analizzati da Nomisma e Luiss Business School, per cui si genera una maggiore economia con un moltiplicatore superiore a 3, e conseguentemente un aumento del pagamento di tasse e contributi, che compensa parzialmente o totalmente il mancato gettito futuro.

Inoltre, c’è anche un vantaggio di tipo macroeconomico, quello di un aumento del PIL senza che ci sia stato un aumento del debito pubblico, visto che il credito d’imposta è solo un mancato gettito futuro. Quindi il rapporto debito/Pil cala molto, perché il debito a numeratore rimane invariato mentre il PIL al denominatore cresce, rendendo maggiormente sostenibile il debito pubblico ed il rispetto dei vincoli di Maastricht.

Per amplificare l’aumento del PIL e del gettito fiscale nei primi anni, è fondamentale lasciare e migliorare la cedibilità dei crediti d’imposta, perché se bloccata o limitata, come ha fatto indubbiamente il Governo Draghi, riduce fortemente questi effetti estremamente positivi per lo Stato ed i cittadini.

Conclusioni

Il Superbonus 110% non è un costo per lo Stato perché la cessione del credito d’imposta determina un alto moltiplicatore economico, in grado di generare una crescita economica ed un aumento del PIL che producono un maggiore gettito fiscale nei primi anni, in grado di compensare o quantomeno ridurre fortemente questo costo.

L’altro vantaggio consiste nel fatto che le agevolazioni concesse dallo Stato non generano debito pubblico perché i crediti d’imposta, anche se cedibili, non rappresentano mai una obbligazione per lo Stato, e quindi un debito.

Siamo però d’accordo con il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, il Superbonus è una misura che avvantaggia la parte di popolazione più ricca, quella dei proprietari privati di immobili, quindi andrebbe meglio calibrata, lasciandola solo per la prima casa e per chi ha redditi medio-bassi, riducendola negli altri casi.

Ma il Superbonus sarebbe molto più interessante e meglio impiegato, se fosse usato per migliorare l’efficienza energetica e la sicurezza sismica degli edifici pubblici come Comuni, scuole ed ospedali, o per le costruzioni di case popolari, perché permetterebbe di valorizzare il nostro patrimonio pubblico, riducendo i costi futuri, ma senza aumentare deficit e debito pubblico.

Paolo Becchi e Fabio Conditi, 24 novembre 2022

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