Se da un lato, fatta eccezione per i costi, i numeri sono positivi, le aspettative future degli imprenditori peggiorano a causa delle incertezze geopolitiche. I rischi principali riguardano la tenuta delle catene di fornitura, il rialzo dei costi energetici e delle materie prime, e una nuova escalation tariffaria. Le aspettative virano così in negativo per i principali indicatori. Nell’industria, i saldi delle attese tra crescita e diminuzione sono negativi per produzione (-4,7%), fatturato (-3,1%), domanda estera (-9,0%) e domanda interna (-11,4%). Rimane invece positivo il saldo relativo all’occupazione, pari al +2,9%. Il peggioramento delle aspettative è ancora più marcato nell’artigianato, dove i saldi negativi superano il 20% per produzione, fatturato e domanda interna. Più contenuta, ma comunque negativa, la dinamica attesa per domanda estera e occupazione.

«I numeri di questo primo trimestre si mantengono positivi – ha sottolineato Gian Domenico Auricchio, Presidente di Unioncamere Lombardia – confermando la tenuta del nostro sistema produttivo, ma non possiamo ignorare le aspettative negative degli imprenditori, fortemente preoccupati per le perduranti tensioni geopolitiche globali In uno scenario così incerto, è assolutamente vitale che le istituzioni, il sistema camerale e tutti gli stakeholder del territorio restino uniti, facendo scudo comune per supportare e proteggere le nostre aziende di fronte alle sfide che ci attendono. Oggi serve soprattutto sostenere la competitività delle imprese aiutandole a rafforzare l’export, fondamentale motore della nostra economia, e a fronteggiare l’aumento dei costi energetici e degli altri fattori produttivi, accompagnando le imprese a sviluppare ulteriormente competenze e produttività».

«A causa del contesto globale incerto – ha aggiunto Giuseppe Pasini Presidente di Confindustria Lombardia – il 2026 per le imprese si prefigura duro e ricco di incognite. risultati, seppur in un quadro di crescita, evidenziano che la frenata è in corso. Incertezza, guerre e crisi permanenti si stanno ripercuotendo sui prezzi delle materie prime, in particolare sulle commodity energetiche: gli imprenditori sono preoccupati dagli effetti inflattivi sull’economia reale e dalla eccessiva dipendenza da terzi nell’approvvigionamento perché è ormai evidente che, nelle attuali condizioni di caos geopolitico e guerre commerciali, chi controlla l’energia e le materie prime controlla la crescita. Con il prezzo del petrolio da giorni stabilmente sopra i 100 dollari/barile e del gas intorno ai 50 euro/MWh la situazione è emergenziale e il sistema Italia ha tutte le ragioni per ottenere lo sforamento del Patto di Stabilità. Confindustria Lombardia chiede maggiore coraggio ai decisori italiani ed europei nel definire rapidamente soluzioni che vadano nella direzione di una autonomia strategica che consenta di competere ad armi pari nel nuovo scenario competitivo».

«Teniamo duro ma non è facile – ha affermato Guido Guidesi, Assessore allo Sviluppo Economico Regione Lombardia -, ora o c’è un cambiamento radicale rispetto ai vincoli europei ed al protagonismo dei territori o rischiamo veramente di uscire dalla competitività. Su tutti i settori, su tutte le filiere c’è una competizione internazionale iniqua, su tutti i settori registriamo una aggressività sempre più influente da concorrenti cinesi ed extraeuropei che hanno meno vincoli e meno costi di produzione. Non c’è più tempo: o si cambia impostazione o noi a medio termine non reggeremo. Per difendere il lavoro serve un coraggio istituzionale che a Bruxelles non vedo; un coraggio che la Lombardia invoca a voce alta e unanime».

«Le principali preoccupazioni degli artigiani, – ha dichiarato Stefano Fugazza, Presidente Unione Artigiani Lombardia – in questo momento sono sicuramente l’impennata dei costi energetici e dei prezzi delle materie prime in questo contesto di crisi internazionali. Sono e restano pertanto fondamentali tutte le misure che possano agevolare l’efficientamento e l’autoproduzione energetica, temi che sono entrati in modo importante e concreto nei piani d’investimento delle imprese artigiane In questa spirale di costi imprevedibili, tolti i bandi regionali e statali, l’iper ammortamento e l’azione meritoria dei Confidi, il sistema creditizio tradizionale, in questo delicatissimo momento, sembra chiudere i rubinetti alle micro e piccole imprese. A fianco di tutto ciò, resta la difficoltà di reperire nuova forza lavoro. L’età media dei titolari delle nostre imprese è sempre più elevata e manca il ricambio generazionale: insieme alle istituzioni e al mondo scolastico dobbiamo metterci al più presto intorno ad un tavolo per presentare ai più giovani l’artigianato come un’opportunità concreta, attuale ed appassionante».

Condividere.
Exit mobile version