Il quadro resta comunque misto. Se è vero infatti che l’indice dei ricavi si trova 13 punti al di sopra del livello (100) del 2021, da metà 2022 in poi il calo è stato quasi costante e il lieve recupero recente non basta per recuperare la flessione dell’ultimo biennio.
Nel dettaglio
A dicembre 2025, si stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, aumenti in termini congiunturali dello 0,5% in valore e dell’1,7% in volume. Sul mercato interno si rileva una variazione nulla in valore ed un incremento del 2,3% in volume, mentre su quello estero si registrano aumenti dell’1,3% in valore e dello 0,7% in volume. Per il settore dei servizi si stima una crescita congiunturale dell’1,0% in valore e dello 0,8% in volume, con aumenti sia nel commercio all’ingrosso (+0,8% in valore e +1,3% in volume) sia negli altri servizi (+1,1% in valore e +0,8% in volume).Gli indici destagionalizzati del fatturato in valore riferiti ai raggruppamenti principali di industrie registrano a dicembre un aumento congiunturale per i beni di consumo (+1,4%) e per i beni intermedi (+0,7%), mentre si rilevano diminuzioni per i beni strumentali (-0,2%) e per l’energia (-1,6%).Nel quarto trimestre del 2025 il fatturato dell’industria, in termini congiunturali e al netto dei fattori stagionali, è in crescita (+0,4% in valore e +1,1% in volume). Nello stesso arco temporale, per i servizi, si registra un aumento dello 0,1% in valore e dello 0,3% in volume.A dicembre 2025, il fatturato dell’industria, corretto per gli effetti di calendario, registra un aumento tendenziale in valore (+3,6%) ed in volume (+4,8%). Si stima una crescita sia sul mercato interno (+3,0% in valore e +5,0% in volume) sia su quello estero (+4,9% in valore e +4,2% in volume).
Falsa partenza per l’export
Gennaio è invece negativo sul fronte delle vendite estere, che nei mercati extra-Ue flettono di sei punti, frenata visibile anche rispetto al mese precedente. Dal punto di vista settoriale, la flessione tendenziale dell’export si deve principalmente alle minori vendite di energia (-38,0%) e beni strumentali (-15,1%); aumentano soltanto le esportazioni di beni intermedi (+5,3%).
Frenata quasi corale anche in termini geografici, con un calo di quasi sette punti negli Stati Uniti (a gennaio ad ogni modo lo stop ai dazi della Corte Suprema Usa non era ancora arrivato), di 15 nel Regno Unito, di 16 in Giappone. Male anche Medio Oriente e India (-10%) mentre a crescere (a doppia cifra, peraltro) sono solo Cina e Svizzera.
Caduta delle vendite a cui si aggiunge una discesa ancora più ampia degli acquisti dall’estero, con le importazioni a cedere il 14%, con riduzioni diffuse a quasi tutte le aree. Come risultato, il saldo commerciale migliora e supera i due miliardi di avanzo, dai 370 milioni di gennaio 2025.

