Se il confronto con il periodo precedente resta negativo (+0,2% a valori correnti, a fronte di un -3,4% del 2024), rispetto al periodo pre-covid i progressi sono evidente, con una crescita media di oltre il 23%, 210 miliardi in termini assoluti. Decisiva è stata però l’ondata inflattiva, che ha gonfiato i listini, ma anche tenendo conto di questo aspetto le differenze settoriali restano marcate. A fronte di Alimentari e Farmaceutica, che vedono in sei anni valori lievitati nell’ordine del 40%, le auto sono in rosso (unico comparto con il segno meno) e per la moda il guadagno è solo del 3,9%, ampiamente al di sotto dell’inflazione complessiva del periodo.

Se il passato è in media un quasi pareggio, le prospettive – scrivono gli analisti – paiono invece migliori. Osservando ad esempio gli indici di fiducia in graduale recupero nelle rilevazioni più recenti. Principale motore della crescita sarà soprattutto, il mercato interno, grazie al contributo «determinante», degli investimenti in macchinari e attrezzature, attesi in rafforzamento nel 2026 con il nuovo pacchetto di incentivi per l’acquisto di beni strumentali, che vede un ritorno all’iperammortamento.

Sul fronte internazionale le prospettive sono di generale tenuta della crescita globale anche se i rischi di natura geopolitica potrebbero indebolire gli scambi commerciali nel confronto con i risultati del 2025.

Tra le dinamiche più rilevanti, va registrata la forte crescita della pressione competitiva cinese, che ha interessato l’intera Europa: l’import UE27 dalla Cina è cresciuto dell’8.7% nei primi 9 mesi del 2025 (e del 6.7% al netto della Farmaceutica) con incrementi diffusi a tutti i settori, inclusi quelli a medio-alto contenuto tecnologico come la Meccanica.

Per l’Italia, nei primi nove mesi la crescita dell’import dalla Cina a valori correnti è del 20,7% si registra un +20.7%, per una quota complessiva sul mercato italiano che ammonta al 12.6%, la più alta nel confronto con Spagna (10.8%), Germania (8.6%) e Francia (7.7%). Al netto della Farmaceutica, che ha attivato importanti forniture di materie prime dalla Cina nel corso dell’anno, la crescita dell’import sarebbe stata però decisamente più contenuta (+4.8%).

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