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Home » Influenza: già 3,3 milioni a letto, bimbi piccoli i più colpiti. Spunta la variante che resiste all’antivirale
Salute

Influenza: già 3,3 milioni a letto, bimbi piccoli i più colpiti. Spunta la variante che resiste all’antivirale

Sala StampaDi Sala StampaDicembre 6, 20255 min di lettura
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Influenza: già 3,3 milioni a letto, bimbi piccoli i più colpiti. Spunta la variante che resiste all’antivirale

L’influenza continua la sua ascesa in Italia con una incidenza superiore alla stagione dell’anno scorso che comunque segnò il record assoluto con 16,1 milioni di italiani colpiti. Anche se non è totalmente corretto fare confronti – anche perché quest’anno il calcolo usa anche parametri diversi – è indubbio che la circolazione dei virus è in crescita costante già all’inizio di questa stagione. Nell’ultima settimana sono 585 mila gli italiani che sono stati messi a letto da infezioni respiratorie, compresa l’influenza. Dall’inizio della stagione, sono 3,3 milioni le infezioni stimate. I dati emergono dal rapporto settimanale del sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità. Durante la settimana compresa tra il 24 e il 30 novembre sono stati registrati 10,4 casi di infezioni respiratorie ogni 1.000 abitanti, con una crescita di circa l’11% rispetto alla settimana precedente, quando erano stati 8,96 casi ogni 1.000. I bambini piccoli, tra 0 e 4 anni, continuano a essere i più colpiti, con 33 casi per 1.000. Intanto, cresce l’attenzione per la diffusione di una variante dei comuni virus influenzali resistente a un comune antivirale.

Il picco dei casi potrebbe arrivare già a fine anno

Come detto l’incidenza totale delle infezioni respiratorie acute, nella settimana dal 24 al 30 novembre, è stata pari a 10,4 casi per 1.000 assistiti (contro gli 8,96 del bollettino precedente), in aumento rispetto alla settimana precedente e “come atteso per il periodo”. L’intensità è al momento comunque “bassa in quasi tutte le regioni, mentre è a livello basale in Liguria, Molise, provincia di Trento e Umbria”, evidenzia il bollettino. Che ricorda come “il cambiamento nella definizione di caso”, da sindrome simil-influenzale Ili a infezione respirazione acuta Ari (per monitorare più accuratamente anche i virus respiratori diversi dall’influenza), “rende difficile confrontare l’incidenza settimanale” attuale “con quella delle stagioni precedenti, così come con le soglie di intensità, calcolate sulla base dei dati relativi alle sindromi simil-influenzali delle ultime stagioni”. In ogni caso i segnali che arrivano dai primi numeri di questa stagione dei virus lascia presagire un anticipo rispetto all’anno scorso con il possibile picco dei casi che potrebbe arrivare già tra fine dicembre e gennaio in linea con quanto accade a esempio nella stagione 2023-2024, mentre l’anno scorso il picco di casi si registrò più tardi e cioè verso fine gennaio.

Ecco quali virus stanno colpendo di più

Ma quali virus stanno colpendo di più in questo momento? Secondo le analisi contenute nel report, i valori di positività più elevati sono stati rilevati rispettivamente per virus influenzali, per Rhinovirus e per Sars-CoV-2. “Nel dettaglio – spiega l’Iss – durante la settimana sono stati segnalati, attraverso il portale RespiVirNet, 2.088 campioni clinici ricevuti dai diversi laboratori afferenti alla rete e dalle analisi effettuate 423 (20,3%) sono risultati positivi al virus influenzale, in particolare 421 di tipo A e 2 di influenza B. Nell’ambito di questi campioni analizzati, 83 (4%) sono risultati positivi per Sars-CoV-2, 51 (2%) per virus respiratorio sinciziale (Rsv) e i rimanenti sono risultati positivi per altri virus respiratori: 275 (13,2%) rhinovirus, 69 (3,3%) virus parainfluenzali, 56 (2,7%) adenovirus, 37 coronavirus umani diversi da Sars-CoV-2, 16 bocavirus e 6 metapneumovirus”. Ad oggi, rileva infine l’Istituto superiore di Sanità, non è stato segnalato nessun campione positivo per influenza di tipo A ‘non sottotipizzabile’ come influenza stagionale, che potrebbe essere indicativo della circolazione di ceppi aviari.

Il dato delle vaccinazioni tra gli over 65 è ancora basso

“Il dato riguardante la copertura vaccinale antinfluenzale” finora raggiunta nella campagna in corso “non è particolarmente entusiasmante”. E’ la visione del virologo Fabrizio Pregliasco che analizza: “Sicuramente si vaccina chi è ‘habitué’ della vaccinazione, ma” anche quest’anno “non si riesce a rompere questa triste divisione e questo non convincimento dell’opportunità rappresentata dall’immunizzazione. La stima attuale, speriamo ancora non completa, indica un 50% degli ultra 65enni vaccinati, una quota che è in linea sì con quella dello scorso anno, ma ancora un po’ più bassa dal momento che nella stagione 2024-2025 ci si era fermati al 53%, già in calo negli ultimi anni se si considera il 63% circa raggiunto nel 2021, anno del Covid”, ricorda l’esperto. Non si riescono dunque ancora a scalfire, secondo il virologo, i sentimenti di diffidenza e scetticismo verso il valore della vaccinazione, “soprattutto se andiamo a vedere la statistica sui soggetti più a rischio, quindi gli ultra 65enni, viste anche le comorbidità spesso presenti”, fa notare Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell’università Statale di Milano. “In conclusione, i dati sulla vaccinazione antinfluenzale non appaiono entusiastici e se poi andiamo a vedere l’adesione alla vaccinazione anti-Covid” va anche peggio. “Vediamo purtroppo valori sicuramente e tristemente molto bassi”.

Cresce attenzione per variante resistente all’antivirale

Intanto, cresce l’attenzione per la diffusione di una variante dei comuni virus influenzali, caratterizzata da una mutazione genetica (S247N della neuroamidasi) che rende meno efficace il farmaco antivirale oseltamivir. Uno studio coordinato dall’istituto di ricerca Vall d’Hebron di Barcellona e pubblicato sulla rivista dello European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc) ha mostrato che in Catalogna l’11,8% dei campioni influenzali di tipo A/H1N1 analizzati da inizio stagione possiede questa mutazione, che è nota da un quindicennio ma che finora era stata molto rara. Un andamento simile è stato osservato in Francia, Paesi Bassi, Norvegia, Danimarca e Belgio e, nel complesso, il 2,2% delle sequenze di A/H1N1 europei possiede la mutazione. Se affiancata ad altre mutazioni, questa alterazione può rendere il virus completamente resistente agli antivirali. Per questo, è urgente “un rafforzamento della sorveglianza sull’evoluzione di questi ceppi di virus dell’influenza A/H1N1”, affermano i ricercatori.

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