Il trend è in calo. Negli ultimi dieci anni il numero di “bersagli sottoposti a intercettazione” si è quasi dimezzato. Dai 141.774 del 2013 si è passati agli 83.883 del 2023, con una riduzione del 40,8%. Una leggera inversione, invece, si registra nel primo semestre del 2024. È il quadro rappresentato dall’Eurispes nella ricerca “Intercettazioni – Conoscere per migliorare”, coordinata dai Professori Mario Caligiuri e Luciano Romito, che analizza l’utilizzo degli strumenti di intercettazione da parte dell’Autorità Giudiziaria italiana nel periodo 2022-2024 utilizzando i dati messi a disposizione dalle fonti ufficiali.
In vetta le intercettazioni telefoniche
Nel totale delle intercettazioni, quelle telefoniche sono le più praticate, e rappresentano il 71-74% confermandosi lo strumento investigativo principale. A seguire ci sono le intercettazioni ambientali che hanno una percentuale variabile tra il 16 e il 17%, quelle informatiche con una forbice tra il 5 e il 7%. L’utilizzo dei trojan è limitato al 5% dei casi mentre quello che viene definito “altro tipo” si ferma all’1%.
Al Sud il 37% dei bersagli totali
C’è poi a distribuzione territoriale in cui si registrano «forti disparità». «Il Sud Italia registra il 37% dei bersagli totali, le Isole il 20-21%. Sicilia, Campania e Lazio sono le regioni più monitorate, rappresentando insieme il 45-46% del totale nazionale – scrivono gli autori dello studio -. Il Molise registra il valore più basso (93-172 bersagli). Per macroaree, Sud e Isole concentrano oltre il 50% delle intercettazioni evidenziando una forte asimmetria territoriale legata alla presenza di criminalità organizzata». Quanto al Nord, la Lombardia arriva dopo la Puglia, con 7.207 intercettazioni totali e una percentuale del 9% seguita dal Piemonte con 4.398 e una percentuale del 5%. Sotto le 4 mila intercettazioni Toscana ed Emilia Romagna e Liguria. In Veneto la percentuale è del 2% con un totale di 1.732 intercettazioni.
Come funziona il sistema
Il sistema delle intercettazioni è legato all’attività d indagine.«Le Direzioni Distrettuali Antimafia dispongono il 41-42% delle intercettazioni totali, confermando il ruolo strategico nella lotta alla criminalità organizzata – scrivono ancora gli esperti -. Napoli, Palermo e Reggio Calabria sono i distretti più attivi. La Sezione Ordinaria rappresenta il 57-58% del totale, mentre i procedimenti per terrorismo si attestano sotto l’1%, concentrati principalmente a Milano, Roma, Genova e Firenze»
Un conto che supera i 190 milioni l’anno.
Il conto che lo Stato deve sostenere non è certamente irrisorio. Nel 2022 le spese per le intercettazioni sono state pari a 192,6 milioni di euro. Una cifra salita a 193,5 milioni nel 2023. «Palermo guida la classifica con oltre 44-48 milioni annui, seguita da Napoli (17-20 milioni), Milano e Roma (12-14 milioni ciascuna) – prosegue ancora lo studio -. Il divario con Campobasso, ultimo in classifica con meno di 500mila euro, è di circa 100 volte».

