Ho un’invalidità civile riconosciuta per una patologia cronica e sono in cura con una specifica formulazione farmacologica che mi garantisce stabilità e una buona qualità di vita, evitando gli effetti collaterali legati alla terapia convenzionale. Tuttavia, mentre la versione standard della cura rientra tra i medicinali a carico del Servizio sanitario nazionale, la formulazione che assumo è classificata a totale carico dell’assistito. Negli ultimi mesi il prezzo di acquisto in farmacia è aumentato in modo consistente, trasformandosi in una spesa ricorrente e difficilmente sostenibile. Il riconoscimento dell’invalidità civile o l’esenzione per malattia cronica danno diritto alla copertura di questa spesa o esistono canali per richiederne l’erogazione pubblica? Maria M.
La sua è la situazione di molte persone con una malattia cronica. Il medico le ha indicato la cura che funziona meglio per lei, ma l’Agenzia italiana del farmaco (AIFA) ha classificato quella formulazione in una fascia che il Servizio sanitario nazionale non rimborsa.
L’AIFA colloca in fascia A i farmaci che considera essenziali per le malattie gravi o croniche. Questi li paga il Servizio sanitario nazionale, salvo l’eventuale ticket regionale o la differenza di prezzo rispetto al generico. I farmaci in fascia C invece li paga per intero chi li acquista. Il prezzo lo stabilisce liberamente l’azienda produttrice, che può aggiornarlo periodicamente.
L’esenzione per patologia cronica e l’invalidità civile la liberano dal ticket su visite, esami e farmaci di fascia A previsti dai Livelli essenziali di assistenza (LEA). Sui farmaci di fascia C non intervengono, qualunque siano il suo reddito, la percentuale di invalidità o il codice di esenzione. È il punto su cui riceviamo più domande.
Se però non può tornare alla formulazione standard senza perdere l’equilibrio raggiunto, ha alcune strade da percorrere. La prima passa dal suo specialista. Se la segue in una struttura pubblica o convenzionata, gli chieda una relazione clinica che documenti perché la versione rimborsata non va bene per lei: perché non funziona, perché non la tollera o perché le ha causato effetti avversi. Con questa relazione può presentare una richiesta al servizio farmaceutico territoriale della sua ASL per ricevere il farmaco a suo nome, con la spesa a carico dell’azienda sanitaria. Sappia che non si tratta di un diritto garantito: la spesa esce dai LEA, e alcune ASL accolgono queste richieste mentre altre le respingono.

