«L’Italia non partecipa a questa guerra, nessuna nazione europea partecipa a questa guerra, non è una guerra nostra. Abbiamo tutto l’interesse, tutto il mondo ha l’interesse che Hormuz non sia coinvolta all’interno di questa guerra, perché da quello Stretto passa oltre il 20% del gas e del petrolio che ogni giorno riforniscono tutto il resto del mondo, tutte le attività commerciali, la vita in tutto il resto del mondo. Serve un accordo internazionale perché questo avvenga. Noi come Italia saremmo molto lieti se ci fosse una missione che mette insieme tutto il mondo per garantire il passaggio dell’energia a Hormuz. Non è invece una cosa fattibile quella di mandare delle navi che potrebbero essere interpretate come navi che partecipano alla guerra e non ad un corridoio di pace. Il modo per crearlo è quello di partire magari da un’organizzazione al di sopra delle parti come le Nazioni Unite». Lo ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto a Mattino Cinque, il quale ha chiarito: «la partecipazione a una missione sotto l’egida Onu, la cui decisione spetta al Parlamento, vorrebbe dire agire in una cornice di totale sicurezza».
Crosetto: su energia Italia attivata con Venezuela, Indonesia e Africa
«Penso che l’Italia si stia attivando attraverso le grandi aziende che ha, l’Eni è una delle più grandi aziende a livello mondiale nel campo dell’energia, si è attivata con lo stesso Venezuela, con i canali africani, con i canali asiatici come l’Indonesia, per coprire la mancanza che potrebbe arrivare dalla chiusura di Hormuz. Ma devo dire – ha continuato Crosetto – che i Paesi europei e l’Italia sono tra i Paesi meno colpiti dalla chiusura di Hormuz: il petrolio che arriva a noi da Hormuz è circa il 5% del nostro fabbisogno ed è tra virgolette facilmente reperibile. Da un’altra parte il problema più grosso è il gas liquido che arriva dal Qatar che è circa il 20% del nostro fabbisogno: per noi non è tanto un problema di fonti di approvvigionamento quanto un problema del prezzo».
«Iran e Usa hanno trovato più difficoltà di quelle immaginate»
Intervenuto successivamente davanti alle telecamere di SkyTg24, il responsabile della Difesa ha sottolineato che «l’obiettivo degli americani e degli israeliani è quello di togliere qualunque capacità di proiezione esterna degli attacchi da parte dell’Iran. Probabilmente hanno trovato più difficoltà di quelle immaginate all’inizio, perché c’è una nuova organizzazione dell’Iran rispetto a quella che c’era stata nella guerra dei dodici giorni, ma vedremo. L’ottimismo di Trump dice che a brevissimo finirà, anche perché l’impatto di questa guerra oltre i confini dell’Iran sta avvenendo su tutta l’economia mondiale». «Devo essere ottimista quasi per ruolo – ha aggiunto -, perché altrimenti piangerei tutte le mattine, visto i tre anni e mezzo che sto vivendo da quando sono qua».
«La postura sulla Russia non cambia, serve prima la pace con Kiev»
Infine, il ministro ha parlato anche del conflitto tra Russia e Ucraina. «La postura nei confronti della Russia non cambia nazionalmente – ha affermato -. Se cambiasse dovrebbe essere una decisione europea e non mi pare che ci siano i requisiti perché cambi. Anche perché il problema adesso è il prezzo, più dell’approvvigionamento». Per Crpsetto «il tema nei confronti della Russia e del futuro rapporto rientra all’interno della costruzione della pace ucraina. Certo che le sanzioni imposte alla Russia e la possibilità di contrattare saranno prima o poi messe sul tavolo come sta facendo Putin ancora adesso, ma dal giorno dopo in cui risolveremo la crisi ucraina».

