A livello mondiale, come detto, il peso dell’attività innovativa italiana è pari allo 0,29% e resta costante nei periodi 2000-11 e 2012-22. A trainare l’innovazione italiana è il significativo aumento dei brevetti dell’Accesso allo Spazio, comprendente le tecnologie volte a permettere l’accesso, l’esplorazione e lo sfruttamento dello spazio al di fuori dell’atmosfera terrestre, che registra un incremento del 348% tra i due periodi analizzati. Valore nettamente superiore a quello registrato a livello globale (+149%). Anche le Comunicazioni Satellitari (attività di sviluppo e operazione di satelliti, costellazioni e loro sottosistemi che permettono la trasmissione di segnali per le telecomunicazioni e il broadcasting) crescono al di sopra del livello mondiale (69% in Italia contro il 47% nel mondo). Al contrario, l’Osservazione della Terra (attività di sviluppo e operazione di satelliti, costellazioni e loro sottosistemi) e la Navigazione Satellitare (attività che permettono l’identificazione della posizione, tempo e velocità di un oggetto) crescono a un ritmo inferiore rispetto al contesto internazionale: rispettivamente +60% (Italia) contro +102% (mondo) e +62% (Italia) contro +82% (mondo).
Oltre all’evoluzione dell’attività innovativa, l’applicazione dell’Innovation Patent Index (IPI) evidenzia, tra i periodi 2000-11 e 2012-22, un rafforzamento della capacità innovativa nei domini della Navigazione Satellitare e delle Comunicazioni Satellitari. Al contrario, questa diminuisce nei domini dell’Accesso allo Spazio e dell’Osservazione della Terra, mostrando come la crescita numerica dei brevetti non sia sempre accompagnata da un analogo aumento della loro capacità di generare ulteriore innovazione. Inoltre, questo mostra come nell’Osservazione della Terra il Paese stia perdendo terreno rispetto ad altre aree geografiche come gli Stati Uniti, il Giappone e la Corea del Sud.
«Lo studio – afferma Paolo Trucco, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Space Economy del Politecnico di Milano – conferma la capacità della Space Economy italiana di produrre innovazione al ritmo dei Paesi leader, anche se per volume di brevetti rappresentiamo una quota marginale se confrontata con USA e Cina. Il valore potenziale dei brevetti italiani si sta deteriorando, rispetto a all’innovazione prodotta da altri Paesi, nei segmenti dell’Osservazione Terrestre e dell’Accesso allo Spazio, fatto che solleva qualche preoccupazione vista la forte tradizione che vantiamo in questi ambiti».
A livello aziendale, protagonisti dell’innovazione sono i big industriali. Con Leonardo a primeggiare per numero di brevetti nell’intero periodo (quasi 300) e Thales Alenia Space Italia a far registrare la crescita più elevata: +550% nel numero di brevetti depositati tra il 2000-11 e il 2012-22. Accanto ai grandi player, lo studio evidenzia però anche l’emergere di nuovi attori, tra cui piccole e medie imprese innovative e startup (in primis D-Orbit e Stellar Project), soprattutto a partire dal 2012. Un segnale positivo che indica un ecosistema sempre più dinamico, aperto e competitivo, capace di rinnovarsi e di attrarre nuove competenze.
Dal punto di vista tecnologico, i brevetti italiani si concentrano principalmente sulle tecnologie relative ai veicoli spaziali, ai sistemi di comunicazione, alla meccanica avanzata, alla sensoristica e alla componentistica elettronica. A partire dal 2012 vi sono inoltre tecnologie in aree tecnologiche non osservate nel periodo precedente, come elaborazione delle immagini, componenti meccaniche, misurazione delle proprietà della luce e misurazione e test di materiali. Emerge di particolare rilevanza l’aumento delle innovazioni cross-dominio, ovvero tecnologie applicabili a più ambiti della Space Economy, a prova di una crescente integrazione tra diversi domini e campi applicativi. Inoltre, nel periodo 2012-22, si assiste, da un lato, alla crescita dei brevetti esclusivi dell’Accesso allo Spazio e delle Comunicazioni Satellitari e, dall’altro, alla scomparsa di brevetti esclusivamente dedicati all’Osservazione della Terra.

