Neonato morto al Pertini, l’allarme fu dato da una delle mamme

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di  Giulio De Santis

Sorveglianza carente? Il pm vuole chiarire quali e quanti controlli furono fatti dal personale quella notte. L’avvocato della famiglia: «La prossima settimana arriverà la nostra denuncia»

È stata un’altra mamma, all’una di notte dell’8 gennaio, a lanciare l’allarme al personale sanitario dell’ospedale Pertini. Si era accorta che il neonato, nel letto accanto al suo, rischiava di morire soffocato sotto il peso della mamma, crollata nel sonno per l’estrema stanchezza. L’infermiera è arrivata subito, anche se ormai troppo tardi per salvare il piccolino, nato tre giorni prima. Il fatto che ad allertare il personale sanitario sia stata una paziente, ricoverata nella stessa stanza della tragedia, rappresenta una svolta nell’inchiesta sulla tragedia avvenuta all’ospedale Pertini. Si tratta di una novità che rafforza la principale ipotesi della procura: il piccolo sarebbe morto per la sorveglianza carente da parte del personale medico. A dare sostegno a questa tesi c’è ora una testimone oculare del dramma, che potrà parlare dei controlli lacunosi sulla mamma del piccolo, nei giorni seguenti al parto.

Questa la ricostruzione di quell’attimo fatidico, almeno in base alla testimone. È quasi l’una di notte, quando la puerpera si volta verso la compagna di stanza che stava allattando. Non vede più il neonato. Prova a chiamarla. Ma niente, la mamma non risponde. Allora lancia l’allarme. L’infermiera si precipita. Come la dipendente dell’ospedale scrive nel report, apre la porta e toglie il piccolo da sotto la mamma, addormentatasi per l’estrema stanchezza. Ormai però non c’è niente da fare: il piccolo è morto. I primi riscontri dell’autopsia danno un risultato prossimo alla certezza: il neonato sarebbe spirato perché soffocato, anche se per certificarlo in modo definitivo mancano gli esami istologici che deve finire di svolgere il professor Luigi Cipolloni. Il racconto della testimone sarà il cardine dell’inchiesta.

Alla puerpera che ha dato l’allarme sarà chiesto se ricorda un aspetto: c’è stato o no il rifiuto degli infermieri (riferito al Corriere dalla mamma), di portare il neonato nella nursery come chiesto dalla donna perché spossata dalla fatica, dopo 17 ore di travaglio e due notti insonni? Se il personale medico ha sottovalutato la stanchezza, lo chiarirà l’inchiesta del pm Maria Sabina Calabretta, che indaga per ora senza indagati con l’accusa di omicidio colposo in ambito sanitario. L’indagine è stata avviata su segnalazione dell’Ospedale Pertini, come succede sempre quando muore un neonato. Un particolare ha destato però l’attenzione degli investigatori. L’assenza della relazione dell’anatomopatologo dell’ospedale Pertini chiamato a fare un primo esame sulle ragioni del decesso. La mancanza è parsa un’anomalia che ha fatto sorgere un dubbio: il medico si è dimenticato oppure ha preferito proprio non farlo? Sarà l’inchiesta a chiarirlo. Un punto appare già certo agli inquirenti: la donna ha firmato un protocollo dove si avvertono le mamme sul divieto di dormire con i neonati. Tuttavia in capo al personale rimane l’obbligo stringente di evitare le disgrazie, tra le quali quella di un neonato che può morire soffocato sotto il peso della stessa mamma. «La prossima settimana presenterò una denuncia in procura, documentata con una investigazione difensiva», dice l’avvocato Alessandro Palombi, legale dalla signora. Intanto l’associazione «Mama Chat» lancia una petizione «Basta mamme sole» per chiedere di garantire accompagnatori h24 per le puerpere.

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25 gennaio 2023 ( modifica il 25 gennaio 2023 | 07:20)

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