Prof di Rovigo, studenti ai lavori socialmente utili. Valditara alla preside: «Puntiamo sui genitori»- Corriere.it

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di Valentina Santarpia

L’incontro tra il ministro dell’Istruzione e la dirigente dell’istituto coinvolto, il Viola Marchesini di Rovigo: «Ci vuole più scuola, non meno scuola», dice Valditara. Il ruolo del docente tutor e l’importanza di coinvolgere i genitori nel patto educativo

Sono stati puniti con i lavori socialmente utili in un’associazione per disabili gli studenti responsabili di aver aggredito a colpi di pallini di gomma, nel mese di ottobre, una professoressa di un istituto tecnico professionale di Rovigo: lo ha detto la preside dell’istituto di istruzione superiore Viola Marchesini, Isabella Sgarbi, al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, che l’ha incontrata oggi a viale Trastevere per fare il punto su una vicenda spinosissima che nei giorni scorsi è stata ripresa da tutti i media. La professoressa di Scienze, Maria Cristina Finatti, 61 anni, era stata bersagliata l’11 ottobre scorso in classe, all’inizio e alla fine della lezione, rischiando di perdere un occhio, da un gruppetto di quattordicenni: il gesto era stato subito diffuso subito su WhatsApp e sui social Facebook, Instagram e Tik Tok, senza oscurare il volto della prof. I ragazzi erano stati inizialmente sospesi, ma i genitori avevano impugnato la sospensione. La professoressa Finatti nei giorni scorsi ha denunciato tutti e 24 gli alunni in classe al momento dei fatti. Una querela per lesioni personali, diffamazione a mezzo social e atti persecutori, trasmessa al Tribunale dei minori di Venezia.

Ma non si tratta di un episodio da scuola degradata, ci ha tenuto a precisare la dirigente, difendendo il buon nome di un istituto che ha ricevuto diversi riconoscimenti e che lavora a stretto contatto con il territorio. La stessa professoressa non è una «poco empatica», come l’ha descritta Luciana Littizzetto, scatenando una selva di critiche. Ma piuttosto una docente di grande esperienza e professionalità, con titoli universitari alle spalle, che si è trovata in contatto con ragazzini immaturi, non ancora in grado di comprendere fino in fondo l’etica del rispetto. Tant’è vero che, nonostante sia molto provata da quanto è successo, non intende farsi trasferire, e continua a insegnare, anche se in altre classi.

Valditara ha
insistito molto sul coinvolgimento dei genitori nel patto educativo: «È fondamentale che non rappresentino mai una controparte, ma piuttosto siano sempre consapevoli delle responsabilità dei propri figli». Cosa che non sempre avviene: mentre infatti i genitori del ragazzo che impugnava la pistola giocattolo hanno immediatamente manifestato il loro rammarico, scusandosi con la docente, gli altri avrebbero avuto un atteggiamento più distaccato. Piuttosto meglio sarebbe, fa intendere il ministro, far rientrare la vicenda all’interno di un dialogo della scuola con la famiglia, in un ambito in cui si possa puntare sull’educazione e sulla collaborazione. «C’è bisogno di più scuola e non di meno scuola», ha insistito Valditara con la preside, apprezzando la soluzione dei lavoratori socialmente utili, previsti anche dallo Statuto dei lavoratori per sanzionare gli atti di bullismo. E se questa post covid è davvero una «generazione fragile», come l’ha definita la dirigente dell’ufficio scolastico regionale, ben venga il docente tutor, nota Valditara: «Sarà una figura che, preparata dal punto di vista psico-pedagogico, potrà intercettare il malessere e il disagio dei ragazzi, farsi carico di quelli che restano indietro, e essere orientato in maniera personalizzata verso lo studente: così si intercettano le fragilità».

24 gennaio 2023 (modifica il 24 gennaio 2023 | 18:48)

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