Roma, stuprata fuori dal ristorante a Garbatella. «Mi picchiava e insultava. Poi mi ha tolto i vestiti»

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«Me lo sono ritrovato alle spalle sotto la pioggia mentre aprivo la portiera della macchina. Mi ha vomitato addosso una valanga di parolacce e insulti, voleva i soldi, gridava “dammi i soldi” zoc… e ha cominciato a picchiarmi selvaggiamente. Mi ha scaraventato dentro l’auto, mi ha alzato la maglia, slacciato i pantaloni, abbassato gli slip… Ho provato a difendermi, ma le sue mani, avvolte dai guanti in lattice, erano dappertutto. Un orrore».

È il racconto choc fatto alle amiche che l’hanno soccorsa e ai primi agenti di polizia arrivati sul posto dalla donna di 54 anni rapinata e violentata nella tarda serata di venerdì in strada, a Roma, nel quartiere Garbatella. Quando alcuni passanti e le tre amiche con cui aveva finito di cenare poco prima al ristorante Botrini di via Massaia, non vedendola tornare in auto, l’hanno raggiunta in via Valignano dove aveva parcheggiato, l’hanno trovata sotto choc, tumefatta in volto e sanguinante. L’hanno abbracciata e confortata, mentre quell’uomo fuggiva via. Una delle donne ha provato a raggiungerlo, ma non ci è riuscita. 

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«Tremava come una foglia, il viso era pieno di lividi, si contorceva per i dolori forti al petto, ripeteva “mi fa male”…». L’orrore era dietro l’angolo. E si era appena consumato, la vittima inerme, spaventata, semi nuda era abbracciata a un’amica. Orrore che ha visto anche un’altra donna, Monica L., che rientrava a casa con il marito verso mezzanotte, una scena che non dimenticherà mai e che l’ha gettata in una comprensibile angoscia. «Potevamo essere noi al suo posto». Anche il suo racconto è dettagliato, è stata lei che a piedi è corsa al commissariato e poi ha messo in guardia “tutte” via social. «C’era una donna seduta in macchina tra le braccia di un’amica, c’era qualche altra persona vicino, abbiamo pensato a un malore e ci siamo fermati per chiedere se avessero bisogno di aiuto».

Ha scoperto quanto può essere violenta e inquietante la notte, anche sotto casa, nei luoghi conosciuti e forse per questo ritenuti sicuri. Eppure quelle grida di aiuto, i lamenti, non hanno trovato ascolto, se non troppo tardi. Monica ha ascoltato anche lei il racconto disperato della vittima. Con il marito è andata ad avvertire la polizia, «loro non sapevano che il commissariato era vicino. Non so se riusciranno a prenderlo, siamo tutti sconvolti». A colpire, oltre lo stupro in sé, è l’orario «le 23.30, non le quattro di notte! Io torno spesso a quell’ora da sola, sono una ragazza, esco con le amiche».

LE GRIDA

Molti hanno sentito «lamentele» e «grida disperate». Un paio di donne si sono allarmate e sono scese dai palazzi, ma non tutti. Chi si è fermato ha visto una povera donna insanguinata, «con lo zigomo tumefatto, lo sterno fratturato». Il giorno dopo, nel tabaccaio di via Padre Semeria molti clienti chiedevano: «Che è successo? Abbiamo sentito urlare». Come nel supermercato Gross all’angolo. Claudio Alluvion, 67 anni, titolare del ristorante Botrini, ricorda: «Era con tre amiche, forse una è già venuta, sto qui da 55 anni». L’ha vista ridere e scherzare e poi «tutta piena di lividi». Mai visto tanto scempio. «Sì, ci sono persone che ciondolano verso la Colombo, chiedono l’elemosina, bivaccano ma una cosa così, mai successa».

Un gruppo di amiche si è radunato ieri fuori all’ospedale San Giovanni. In silenzio, avvilite, hanno atteso abbracciandosi di conoscere le condizioni della vittima. «Siamo piene di rabbia – hanno detto con gli occhi lucidi – per noi è stato come prendere un mattone in testa, un dramma». E ancora: «Uno schifo, ogni giorno leggiamo di queste violenze, non hanno paura di niente e restano impuniti. È troppo. Spero lo prendano, altrimenti lo rifarà. E noi dobbiamo aver paura anche di girare sotto casa. Lei? È forte, ora ci interessa solo come sta. Non le andiamo ad aprire ferite».
 

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