Continua parallelamente l’attività di promozione, «che finora è sempre stata a spese delle aziende che hanno creduto nel progetto – specifica il presidente – ma ora i contributi sono obbligatori per tutti e il Consorzio sta presentando domande di finanziamento per ottimizzare le risorse. C’è un progetto da 150mila euro focalizzato sulla Germania e in Uk partiamo ad aprile, come Assodistil, con oltre un milione di euro per azioni mirate».
Opportunità vs italian sounding
L’export è infatti allo stesso tempo monito e opportunità. «Attualmente rappresenta circa il 20% della produzione totale – continua Caffo – per due terzi concentrato tra Germania, Svizzera e Austria. Gli Stati Uniti, nonostante la presenza di comunità italiane, rappresentano solo il 2%. Eppure il gusto per prodotti da filiera vitivinicola c’è, ma gli spazi sono occupati da altre denominazioni d’origine (come il Pisco peruviano, ad esempio) e dunque dobbiamo farci spazio». Un ragionamento analogo vale per il Mercosur, dove tra le 344 indicazioni geografiche riconosciute e tutelate, la Grappa si distingue come l’unica bevanda spiritosa italiana inclusa nel trattato : «L’italian sounding in Asia e America Latina è un problema serio, ma come Consorzio andremo a bloccare le etichette “grappa” non prodotte in Italia», avverte Caffo.
Nel contempo, mercati come l’India potrebbero rappresentare un’opportunità per il futuro, «anche se oggi il prodotto è sconosciuto», mentre alcuni requisiti tecnici rendono difficile l’ingresso del distillato in Cina. Per l’internazionalizzazione servono però investimenti importanti. «Possiamo pensare di conquistare la nostra fetta di mercato come hanno fatto i francesi con il cognac e gli scozzesi con il whisky – ribadisce Caffo – ma finora tutto è sulle spalle di produttori e distillatori, aziende spesso di dimensioni medio-piccole. Qui dobbiamo spingere una categoria di ultra-nicchia e saremo felici di poter contare su fondi dedicati. Il ministro Lollobrigida ha sostenuto il riconoscimento del Consorzio e ora si attendono eventuali stanziamenti per supportare il settore».
Cocktail da non snobbare
Un percorso di valorizzazione nel fuori casa (ma anche nel consumo domestico, come osserva Circana) passa attraverso la mixology. «Abbiamo già sperimentato nuovi utilizzi della grappa in miscelazione – precisa Caffo – partecipando a fiere e collaborando con i barman. È un lavoro lungo e i produttori più tradizionalisti non sono favorevoli, ma tutti i grandi distillati internazionali si sono reinventati nel tempo grazie alla mixology. Il consumo in purezza oggi continua a ridursi».
Il turismo nelle distillerie di montagna
In questo contesto fragile, ci sono nicchie di resilienza. Come sottolinea Alessandro Marzadro, presidente dell’Istituto di tutela Grappa Trentina, «il 2025 è stato un anno di stabilità nonostante il mercato non sia favorevole, ma probabilmente la “trentinità” diventa una garanzia». I grappaioli del tridente vedono un 2026 in continuità progressiva. «Nelle situazioni turistiche montane non si registrano segnali di rallentamento, confermando il ruolo cruciale del territorio come elemento di valore aggiunto», evidenzia Marzadro. Proprio dal Trentino emerge il modello vincente del turismo nelle distillerie, volano fondamentale perché «crea cultura, legame con il cliente ed emozione, che oggi rappresentano i driver per il consumo di un distillato. Le aziende trentine stanno cogliendo questa opportunità, che porta crescita e crea un veicolo comunicativo potente», spiega.

