«La persona viene prima dell’abito»: non sono parole di un filosofo ma di una stilista (e imprenditrice), Daniela Gregis, che da Bergamo si è fatta conoscere nel mondo grazie a una distribuzione curatissima e selezionatissima nelle boutique multimarca.
Più che definirla un caso raro, bisogna dire che è un caso unico: dalla sede di Bergamo alta, con accanto la figlia Marta e una sorta di “famiglia allargata” composta da collaboratori e dipendenti, disegna e crea collezioni di abiti e accessori da donna che sono pret-à-porter per l’utilizzo che se ne può fare, ma haute couture per la loro natura. «Amiamo talmente ogni filato e tessuto dal quale partiamo che ogni volta ci spiace quasi usarlo per trasformarlo in abito, maglione, borsa, gonna o sciarpa – racconta Daniela Gregis –. Le collezioni nascono da questo amore per le materie prime naturali e crediamo che l’unico modo per rispettarle, trattandole con la delicatezza che meritano, sia usare tecniche artigianali. Poi, certo, c’è un’idea di stile, mia e di Marta e delle persone che lavorano con noi. Ed è sicuramente un’idea precisa, ma non può prescindere, ripeto, dal rispetto per filati, tessuti e lavoro manuale».
Il luogo della sfilata milanese della collezione autunno-inverno 2026-27 non poteva che essere unico come il marchio: Daniela Gregis ha scelto l’Oratorio della passione, nel complesso della Basilica di Sant’Ambrogio. «Il meteo è stato favorevole e siamo riuscite ad accomodare le persone sia all’interno sia all’esterno. Sul pavimento abbiamo messo piccole pietre, alcune colorate, che richiamano il nome della collezione, Briciole», aggiunge Daniela Gregis.
L’atmosfera era fiabesca, con tante Gretel (e un paio di Hansel) che facevano pochi passi a meno di un metro dagli ospiti, che per una volta non erano storditi – come accade in ogni altra sfilata – da luci e musica. Lunga vita a Daniela Gregis e al suo andare in direzione ostinatamente – e felicemente – contraria.
