Co-design, circolarità e innovazione di frontiera. Per Barbara Cimmino, vicepresidente per l’Export e l’Attrazione degli Investimenti di Confindustria la sfida delle imprese è tenere insieme sostenibilità, competitività e attenzione alle persone.

La sostenibilità non è più soltanto una questione ambientale. Per le imprese significa ripensare prodotti, processi e modelli di sviluppo, senza rinunciare alla competitività.

“L’eredità più preziosa è quella di continuare a tenere insieme bellezza, sostenibilità, innovazione e attenzione alle persone”, afferma. Una sfida che coinvolge sempre più da vicino il mondo della moda e, più in generale, l’intero sistema produttivo italiano.

Secondo Cimmino, le aziende che scelgono di integrare la sostenibilità nei propri piani industriali sono chiamate a un compito complesso, ma anche ricco di opportunità. La trasformazione in corso, osserva, sta dando vita a quella che definisce una “nuova grammatica della creatività”, basata su co-design, economia circolare, responsabilità sul fine vita dei prodotti e innovazione tecnologica.

“Ci stiamo preparando a un futuro completamente diverso”, spiega. Un cambiamento che richiede di conservare il legame con i territori e con il patrimonio culturale che caratterizza il Made in Italy, affiancandolo però a un’innovazione capace di spingersi oltre i confini tradizionali.

La trasformazione riguarda anche i consumatori. Nel settore del tessile e dell’abbigliamento, sottolinea Cimmino, la pressione esercitata dalla velocità del mercato e dalla competizione internazionale impone alle imprese di trovare nuovi equilibri tra qualità, sostenibilità e accessibilità.

“La sfida principale che dobbiamo cogliere è proprio quella di mettere insieme sostenibilità e competitività”, afferma.

Per la vicepresidente di Confindustria, l’Europa e l’Italia dispongono di strumenti e competenze per affrontare questo cambiamento, ma il tempo è un fattore decisivo. Se le imprese non sapranno innovare abbastanza rapidamente, avverte, altri Paesi potrebbero conquistare un vantaggio competitivo difficile da recuperare.

Per questo la sostenibilità non può essere considerata un vincolo o un obbligo normativo. Deve diventare, conclude Cimmino, una leva strategica per continuare a rendere il Made in Italy attrattivo agli occhi di consumatori sempre più consapevoli e attenti all’impatto dei propri acquisti.

Condividere.
Exit mobile version