Le generiche aperture sulla prossima revisione dell’Ets, il sistema di scambio delle emissioni di Co2, attese dal Consiglio europeo riunito oggi a Bruxelles non bastano all’Italia. La partita che Giorgia Meloni sta giocando, all’indomani del varo del decreto da mezzo miliardo che ha tagliato di 25 centesimi le accise sui carburanti, guarda oltre: al negoziato con la Commissione Ue per strappare «misure mirate e temporanee» capaci di correggere le distorsioni che il meccanismo genera nel nostro Paese, determinando un impatto sul prezzo dell’energia elettrica amplificato rispetto ad altri Stati membri.
La specificità italiana
Della specificità italiana, basata sul protagonismo del gas nel mix energetico molto più forte rispetto ad altri partner come Francia e Germania e sul fatto che le centrali termoelettriche, che producono energia da fonti fossili, devono acquistare quote di emissione con un costo extra che poi si trasferisce lungo la filiera fino ai consumatori finali facendo salire la bolletta, Meloni ha riparlato ieri in tarda serata durante un colloquio al bar dell’Hotel Amigo con il cancelliere tedesco Friedrich Merz, che a sua volta arrivava dalla cena di lavoro con il presidente francese Emmanuel Macron. Il ragionamento di Palazzo Chigi è semplice: l’Esecutivo comunitario deve tenere conto dei fattori per cui l’Ets si trasforma per l’Italia in una tassa che, secondo il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, «arriva a pesare per oltre 7 miliardi sul totale dell’energia consumata». Nel mirino è il meccanismo di calcolo del prezzo, che viene determinato dal “prezzo marginale”, cioè dalla fonte più costosa utilizzata, spesso il gas. Nelle situazioni di picco dei prezzi delle fonti, come quella che stiamo vivendo a causa della crisi in Medio Oriente e nel Golfo, l’onere che si scarica su famiglie e imprese diventa insopportabile.
Gli interventi attesi dall’Italia
Per questo il Governo si aspetta il via libera della Commissione guidata da Ursula von der Leyen a interventi ad hoc che riescano a incidere proprio sugli elementi distorsivi, ossia le quote gratuite che si chiede di prorogare almeno per le industrie energivore, la volatilità del prezzo delle quote Ets di cui si invoca una riduzione (magari attraverso l’introduzione di un “cap”) e, ancora di più, l’applicazione indiretta dell’Ets anche sulle rinnovabili. Se la ricetta ideale, per Roma, sarebbe una sospensione dell’Ets sul termoelettrico – su cui, però, concorda una minoranza di Paesi – l’intenzione è quella di trattare su altre misure che consentano di evitare gli effetti dell’Ets sul prezzo dell’energia. Era stato Pichetto a suggerirne alcune: non solo l’uso degli extraprofitti energetici, ma anche la defiscalizzazione o non applicazione dell’Iva sull’Ets al momento obbligata da una direttiva europea.
Una questione di competitività
Meloni ne fa una questione di competitività, e lo ha ribadito stamattina nello scambio di vedute negli uffici della delegazione italiana con Merz e il premier belga Bart de Wever in cui è stato fatto il punto sul secondo vertice informale ad hoc riunito il 10 marzo dopo il retreat di Alden Biesen. Sul tavolo, «le possibili iniziative da adottare rapidamente per contenere la spinta dei prezzi sull’energia» e «le priorità da promuovere congiuntamente in tema di semplificazione, mercato unico e investimenti». Ma sulla richiesta di una robusta revisione dell’Ets l’Italia si ritrova soltanto con i Paesi dell’Est (Ungheria, Polonia, Romania, Bulgaria, Repubblica ceca, Slovacchia), Croazia, Austria e Grecia. Per questo, anche in virtù della sua linea europeista e del “no” opposto a Donald Trump sull’invio di navi militari nello Stretto di Hormuz, spera in un aiuto di Bruxelles.
Le aperture di Von der Leyen
Per ora, nella lettera inviata ai capi di Stato e di Governo prima del Consiglio, Von der Leyen ha anticipato che la Commissione sta lavorando a un pacchetto di misure con l’obiettivo dichiarato di ridurre la pressione su famiglie e imprese. Tra le opzioni allo studio ci sono maggiore flessibilità sugli aiuti di Stato, possibili sgravi sulle bollette elettriche e un’accelerazione sulle rinnovabili. In questo pacchetto il Governo confida di ottenere qualche mano tesa. Il più possibile “personalizzata”.
