Tra l’altro, nel tratto costiero tra Santa Flavia, Porticello, Aspra e Bagheria sulla dorsale Nord della Sicilia opera una marineria storica composta prevalentemente da piccola pesca artigianale che utilizza attrezzi selettivi e tradizionali. «Parliamo di imprese – hanno aggiunto a Fedagripesca – radicate nel territorio, presidio economico e sociale oltre che ambientale che hanno già dimostrato disponibilità a un modello di sviluppo sostenibile».
Affidare ai pescatori un ruolo negli enti di gestione delle aree protette
Il nodo centrale resta la governance. Nelle proposte di legge in esame manca, secondo l’organizzazione, un meccanismo che garantisca alla pesca professionale una presenza stabile e decisionale negli enti di gestione delle Aree Marine Protette. Da qui la richiesta di modifiche alla legge 394/1991 per assicurare la partecipazione diretta dei pescatori negli organi di amministrazione e nelle commissioni di riserva, con pareri vincolanti sulle misure che incidono sull’attività produttiva.
In Italia attive 32 Aree Marine Protette e 11 aree a pesca regolamentata
In Italia sono attualmente istituite 32 Aree Marine Protette e 11 Aree a pesca regolamentata nel Mediterraneo nell’ambito della norme fissate dalla Commissione Generale per la Pesca nel Mediterraneo (CGPM) e dalla Fao.
Per Fedagripesca la sfida è superare una visione conflittuale: le Aree Marine Protette devono integrarsi con gli obiettivi della Politica Comune della Pesca, adottando un approccio ecosistemico che preveda obiettivi chiari di riduzione della mortalità per le specie in sofferenza, accompagnati da analisi di impatto socioeconomico e da misure di salvaguardia del reddito.
Riconoscere i pescatori come «custodi della biodiversità»
«Non chiediamo riserve che espellano l’uomo dal mare, ma aree dove il pescatore sia riconosciuto come custode della biodiversità – conclude Fedagripesca –. Senza una riforma della governance e senza il coinvolgimento strutturale delle imprese, le Aree marine protette rischiano di diventare strumenti di conflitto invece che di sviluppo sostenibile per l’ambiente e per le comunità che dal mare vivono».

