Durante le alluvioni di luglio, la corrente del fiume Dikhow l’aveva trascinata per circa 55 chilometri. Salvata grazie all’intervento degli abitanti e dei servizi di emergenza locali, Joymoti, una femmina di elefante asiatico di 53 anni, è stata trasferita in aereo dall’India nordorientale a Jamnagar, nello Stato del Gujarat, per ricevere cure veterinarie specialistiche.
Quando è stato recuperato, l’animale presentava gravi ferite alla testa, all’addome e alle zampe, oltre a una lesione profonda infestata da larve.
Joymoti è cieca dall’occhio destro e zoppica per una vecchia frattura alla zampa posteriore sinistra, riportata quando veniva impiegata nel trasporto del legname.
Proprio l’età, le condizioni e le difficoltà di movimento hanno portato a preferire l’aereo al lungo viaggio su strada.
Il trasferimento, autorizzato dal comitato della Corte suprema indiana competente sugli animali in cattività e da un tribunale locale, è finalizzato alle cure.
La destinazione definitiva di Joymoti sarà decisa in base al recupero.
Le cure sono affidate a Vantara, il grande centro faunistico fondato da Anant Ambani, figlio del miliardario Mukesh Ambani.
La struttura ospita oltre 260 elefanti e possiede quello che definisce il più grande ospedale al mondo dedicato a questi animali.
La rapida acquisizione di specie protette ha però suscitato critiche: la CITES, la convenzione internazionale che regola il commercio delle specie minacciate, ha chiesto riforme per impedire che la domanda del centro potesse alimentare indirettamente traffici illegali di animali selvatici.
Vantara ha sospeso le importazioni fino al giugno 2027. Nei mesi scorsi si era anche offerta di accogliere gli ippopotami discendenti dagli esemplari portati in Colombia dal narcotrafficante Pablo Escobar, per evitarne l’abbattimento.
Sono di questi giorni due decisioni della Corte suprema indiana a tutela degli elefanti. La prima riguarda gli esemplari selvatici, minacciati dalla -provocata dalla deforestazione e dalle attività minerarie.
Il tribunale ha disposto un censimento degli ostacoli lungo i corridoi attraversati dalle mandrie e il divieto delle squadre, le cosiddette “hulla parties”, che respingono gli animali con palle di fuoco e lance incendiarie.
Con una seconda decisione ha richiesto cartelle cliniche individuali e controlli sanitari regolari per i circa 2.600 elefanti in cattività.

