«Il messaggio e le idee di Umberto Bossi non sono morti». Dopo la scomparsa del Senatur il popolo e i dirigenti della Lega tornano a confrontarsi sul pensiero del fondatore della Lega, da molti anni ormai distante dalla linea e dalle scelte dei vertici. L’addio al “capo” è l’occasione su Radio Libertà, erede della Radio Padania Libera e storico megafono del partito, per far riemergere i distinguo fra la Lega di oggi, trasformata da tempo in partito nazionale, e quella dei nordisti più vicini allo slogan “Padroni a casa nostra” di ispirazione bossiana.
Il dibattito sull’eredità di Bossi
Non è un mistero che i rapporti tra Salvini e Bossi non siano mai stati idilliaci. Anzi. Il leader leghista enerdì si è intrattenuto per un’ora e mezza con la famiglia del Senatur nella villetta di Gemonio, in cui non tornava dal settembre del 2025, da un lato rende omaggio al padre fondatore («mi hai cambiato la vita, continueremo sulla tua strada», «siamo tutti qui grazie a una sua idea, lascia una grande eredità) dall’altro scende in campo per tenere il punto sul suo progetto sovranista nazionale. Quando qualche ascoltatore evidenzia le differenze, o i presunti “tradimenti” degli insegnamenti dell’Umberto, il segretario della Lega si difende infatti invocando le epoche diverse: «Un conto sono le battaglie del ’95. Avevamo la lira in tasca e c’era un’altra Europa. Ora siamo nel 2026». E poi ribatte vantando i numeri di oggi: «Rispetto agli anni ’90 quando la Lega era in Veneto e Lombardia ora abbiamo 500 sindaci dalla Sicilia all’Abruzzo». Prove di equilibrismo tra passato e futuro per tenere insieme il federalismo invocato da Bossi e il sovranismo scelto oggi dalla sua leadership.
Salvini: federalisti in Italia e sovranisti in Europa
«Essere identitari e federalisti in Italia significa essere per forza sovranisti in Europa», è la linea di Salvini, convinto che sia «un mix dovuto e doveroso». Tant’é che invita tutti alla manifestazione della Lega, il 18 aprile davanti al duomo di Milano con i Patrioti europei, e l’aggancia al pensiero bossiano, dedicandola appunto al Senatur. Tema dell’iniziativa è libertà e identità e il segretario spiega: «Abbiamo usato una frase usata di Bossi ossia “Padroni a casa nostra”, declinata – spiega – in versione sia nazionale sia europea rispetto alle storture di Bruxelles.
Zaia: tenere in vita le sue idee
Eppure tutta l’ala nordista del partito, legata alla Lega delle origini torna a battere soprattutto sulla questione settentrionale e la difesa dell’identità, tanto care al Senatur. L’ex governatore del Veneto Luca Zaia rilancia: «Il suo messaggio e le idee non sono morti, abbiamo il dovere morale di tenerle in vita. Se la politica ha dovuto affrontare una “questione settentrionale”, in buona parte è stato merito della voce roca di Umberto che ne è stato il megafono. Se oggi in Italia c’è una coscienza federalista diffusa, a cominciare da quella che si identifica nell’autonomia differenziata, è merito dell’impegno di chi come Bossi ha visto più lontano di altri». Anche se poi puntualizza: . «Non è il Nord che deve dire grazie a Umberto Bossi ma tutto il PaeseLa questione del sud e del nord hanno senso insieme e restano cogenti nel nostro paese e nel nostro partito. Sono come due gemelli siamesi: la vita dell’uno è legata all’altro e chi teorizza un’altra soluzione si fa male»,
Calderoli: avanti sull’autonomia
«Per me è stato veramente un secondo padre, da un punto di vista umano e poi da un punto di vista politico. E da ministro, oggi, voglio portare fino in fondo il suo più importante lascito politico: l’autonomia per i territori» evidenzia invece Roberto Calderoli.
