Era un addio nell’aria da tempo, ma l’ufficialità fa comunque vacillare i vertici del Nazareno. L’eurodeputata Pina Picierno, esponente di punta dell’ala riformista, ha lasciato il Partito Democratico. Una decisione maturata dopo mesi di aperto dissenso nei confronti della linea politica impressa dalla segretaria Elly Schlein, giudicata troppo sbilanciata a sinistra e giudicata eccessivamente indulgente verso le posizioni del Movimento 5 Stelle. “La casa dei riformisti non c’è più – ha spiegato Picierno in un’intervista a Il Foglio – il partito ha subìto uno snaturamento”.

Elly Schlein (RaiNews)

La risposta di Elly Schlein non si è fatta attendere. Pur dicendosi “molto dispiaciuta”, la segretaria ha rivendicato con fermezza la bontà del proprio percorso: “Noi continueremo a lavorare per un PD plurale, inclusivo, naturalmente senza rinunciare al mandato che abbiamo avuto per una linea chiara e progressista”. Schlein ha poi liquidato le critiche dell’eurodeputata uscente aggiungendo: “Non condivido questa lettura del PD di oggi”.

Marianna Madia

Marianna Madia (ansa)

L’uscita di Picierno segue di poche settimane quella della deputata Marianna Madia, mossa dallo stesso disegno politico. Il progetto a cui guarda l’eurodeputata non sembra essere un ingresso formale in Azione o in Italia Viva, bensì la costruzione di un nuovo soggetto centrista. “Serve un riformismo coerente e popolare – ha chiarito – ci deve essere un impegno comune per fare nascere un nuovo soggetto politico. Mi metto al servizio di questa idea”. Una prospettiva che sembra trovare sponda anche nelle recenti parole di Romano Prodi, che in un editoriale su Il Messaggero intitolato “La risposta ai populismi è il riformismo” ha lanciato l’appello: “Riformatori di tutto il mondo unitevi!”.

Nel frattempo, la scelta di Picierno apre un caso diplomatico a Bruxelles. L’esponente politica aderirà al Partito Democratico Europeo, formazione che all’interno del Parlamento UE fa parte del gruppo dei liberali di Renew Europe. Il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D), di cui il PD fa parte, ha immediatamente chiesto a Picierno di rassegnare le dimissioni dalla vicepresidenza del Parlamento Europeo. “Il regolamento le consente di mantenere l’incarico – hanno attaccato da S&D – ma farlo sarebbe politicamente incoerente. Le vicepresidenze riflettono il peso dei gruppi politici e lei ricopre una posizione che appartiene al nostro gruppo”. Picierno, tuttavia, ha già fatto capire di non avere alcuna intenzione di fare un passo indietro. Nei corridoi di Strasburgo si ricorda infatti che a inizio 2027, a metà legislatura, ci sarà il rinnovo delle cariche apicali: una riconferma di Picierno in quota PD era già considerata esclusa – con il nome di Nicola Zingaretti tra i papabili sostituti – e ora la deputata campana potrebbe tentare la corsa al medesimo scranno proprio sotto le insegne di Renew.

A Roma, intanto, il PD tenta di fare quadrato per evitare l’effetto valanga, sebbene altre figure dell’area riformista come Giorgio Gori e Graziano Delrio vengano descritte in forte sofferenza. La capogruppo alla Camera, Chiara Braga, ha gettato acqua sul fuoco parlando di “una decisione individuale” da cui non discende una valutazione sull’identità del partito. Più cauti Lorenzo Guerini e lo stesso Gori, i quali auspicano che l’addio sia valutato “con attenzione e rispetto”. Dal senatore Filippo Sensi è arrivata invece una critica aperta alla scelta di uscire (“la battaglia va fatta dentro”), accompagnata però da una nota di amarezza per i veleni interni: “Trovo penoso che in alcune chat del PD ci sia qualcuno che sta stappando champagne”.

Condividere.
Exit mobile version