Il nodo fondamentale sul territorio resta però quello dell’energia, con costi ampiamente al di sopra della media Ue che si ribaltano sull’attività aziendale: l’ufficio studi di Confindustria Brescia stima per il 2025 un impatto di 1,21 miliardi di euro in termini di bollette, in linea con il 2024 ma in progresso dell’84% rispetto al periodo pre-Covid. «I prezzi medi sono del 44% superiori rispetto alla media europea – spiega Streparava – e la stessa autorità di regolazione del settore, Arera, ha calcolato per le società produttrici di energia un forte aumento dei profitti. La situazione deve cambiare: per mettere a terra l’energy release abbiamo impiegato un anno e comunque questo non basta, servono misure radicali per mantenere alta la competitività delle aziende».
Qui in Lombardia – osserva Streparava – si genera un quarto dell’Irpef nazionale, un patrimonio produttivo da salvaguardare con una politica industriale mirata. «Se dovessi indicare delle priorità – spiega – direi anzitutto di ridurre la burocrazia, riforma a costo zero, in linea con le proposte di Confindustria, che potrebbe dare grandi benefici. Oltre all’energia, punterei poi su incentivi ad investire che siano semplici, prendendo come esempio ciò che ha funzionato, come industria 4.0. Transizione 5.0 è stata l’esatto contrario e mi preoccupa ora una nuova fase 6.0, che magari sarà ancora più complicata. Per Bruxelles, invece, auspico un cambio di rotta: il motore diesel non è affatto da demonizzare e se avessimo puntato sulla sostituzione del parco circolante con i nuovi Euro6 avremmo ottenuto in termini di decarbonizzazione risultati di gran lunga superiori».
Il 2026 si annuncia al momento come un anno di transizione, tenendo conto di segnali misti in arrivo dal territorio. Se è vero infatti che un sondaggio tra i maggiori 200 gruppi industriali (Brescia + Bergamo) evidenzia come per l’85% del campione si preveda una crescita sia dei ricavi che dei margini, in provincia si segnala anche una crescita nelle ore di Cassa Integrazione autorizzate, oltre tre milioni in più rispetto allo stesso periodo 2024, con la Cigs in particolare a crescere dell’80%.
«L’effettivo utilizzo non è un dato noto – spiega Streparava – ma certo si tratta di un segnale da non sottovalutare. Se guardiamo all’energia, al cuneo fiscale, alla burocrazia, vediamo gravi problemi che minano la nostra competitività. Ai tempi del Covid il sistema nazionale ha reagito in modo compatto, a fronte di un pericolo ben visibile e identificabile. Oggi dobbiamo reagire con la stessa forza e compattezza, a fronte di un rischio concreto di deindustrializzazione, forse meno immediato da comprendere ma purtroppo ben presente».
Loading…

