A quarantadue anni dalla scomparsa di Enrico Berlinguer, il ricordo del leader più amato del comunismo italiano torna a infiammare il dibattito politico, trasformando l’anniversario della sua morte in un terreno di scontro ideologico tra Palazzo Chigi e le opposizioni.
A innescare la miccia è stato un messaggio pubblicato sui social dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La premier ha voluto rendere omaggio alla memoria del segretario del PCI, definendolo “un punto di riferimento per la sinistra italiana e uno dei protagonisti della storia politica della Repubblica”. Ma a far saltare sulla sedia il fronte progressista è stato il passaggio successivo, in cui Meloni ha rievocato lo storico giugno del 1984: “Ricordo anche il gesto di Giorgio Almirante, che volle rendere omaggio al feretro del suo avversario politico. Un segno di rispetto umano e istituzionale che ancora oggi richiama il valore di un confronto politico fermo negli ideali ma rispettoso delle persone”.
Giorgio Almirante rende omaggio alla salma del segretario del Pci Enrico Berlinguer (web)
11/06/2026
La spaccatura sui social e la reazione della sinistra
Il tentativo della premier di elevare l’episodio a modello di pacificazione nazionale e “patriottismo costituzionale” ha sortito l’effetto opposto, scatenando una pioggia di critiche da parte di esponenti del Partito Democratico, di Alleanza Verdi e Sinistra e di ex militanti del PCI.
L’accusa principale rivolta a Meloni è quella di aver strumentalizzato la figura di Berlinguer per compiere un’operazione di “sdoganamento retroattivo” della destra post-fascista di Almirante. Diversi parlamentari dell’opposizione hanno ricordato come, al di là del rispetto umano nei funerali e dei pur reali colloqui segreti a Montecitorio per difendere lo Stato durante gli anni di piombo, la distanza tra i due leader rimanesse abissale e insuperabile. “Berlinguer ha speso la vita per la democrazia e la Costituzione nata dalla Resistenza, Almirante ha guidato un partito che affondava le radici nel fascismo. Metterli sullo stesso piano è una forzatura storica” è il refrain che rimbalza dai banchi della minoranza.
“Nell’anniversario della morte di Berlinguer, si può avere più cattivo gusto di Meloni che ha trovato l’occasione di nominare Almirante? E’ la giornata di Berlinguer, parla di lui, sennò stai zitta…”. A
dirlo è Pier Luigi Bersani. “E’ di cattivo gusto, non si possono accettare certe cose”.

Pierluigi Bersani (Marco Alpozzi/ LaPresse)
La difesa della maggioranza: “Cultura della memoria”
Dall’altro lato, i partiti di centro-destra hanno fatto quadrato attorno alla premier, accusando la sinistra di “settarismo” e di non saper guardare alla storia con serenità. Da Fratelli d’Italia e Forza Italia si sottolinea come il messaggio di Meloni volesse semplicemente evidenziare una nobiltà della politica che oggi sembra smarrita: la capacità, incarnata allora da Almirante, di riconoscere la statura del proprio avversario nel momento della tragedia.
Fonti della maggioranza ricordano come la stessa storiografia abbia ormai ampiamente documentato il “patto della notte” tra il 1978 e il 1979, quando i due segretari si incontravano in segreto nell’ufficio del comunista Ugo Pecchioli per scambiarsi informazioni sull’eversione nera e sulle Brigate Rosse, uniti dall’obiettivo comune di evitare il collasso delle istituzioni repubblicane.

