Alla fine di giugno, per l’insieme dei settori economici, i contratti collettivi nazionali in vigore per la parte economica sono 50 e riguardano il 69,9% dei dipendenti (circa 9,1 milioni). La percentuale sale all’89,3% nel settore privato ed è pari a zero nella Pa, dove tutti i contratti sono scaduti. Lo rileva Istat.

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La retribuzione oraria media nel periodo gennaio-giugno è cresciuta del 2,6% su anno. L’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a giugno, aumenta dello 0,5% su mese e del 2,4% su anno, aumento che è stato del 2,4% nel settore privato (3,2% agricoltura, 2,7% industria e 2,2% servizi privati) e del 2,3% per la Pa. Istat segnala che per il totale dell’economia, dopo 10 trimestri in cui la crescita tendenziale delle retribuzioni è stata superiore a quella dell’inflazione, nel secondo trimestre si registra un’inversione di tendenza.

Nel corso del secondo trimestre sono stati recepiti sei contratti: uno nel settore agricolo, uno nel settore industriale e quattro nei servizi privati. A fine giugno, i contratti in attesa di rinnovo sono 25 e coinvolgono circa 3,9 milioni di dipendenti: meno di un terzo (1,1 milioni) appartiene al settore privato e il resto (2,8 milioni) alla Pubblica amministrazione. Tra giugno 2025 e giugno 2026, il tempo medio di attesa di rinnovo per i lavoratori con contratto scaduto è passato da 24,9 a 17,9 mesi; in lieve crescita per il settore privato (da 15,6 a 17,7 mesi) e in decisa riduzione per la pubblica amministrazione (da 34,4 a 18 mesi), grazie ai rinnovi del triennio 2022-2024. I settori che presentano gli aumenti tendenziali più elevati sono igiene ambientale (+5,7%), gas e acqua e chimiche (entrambi +5,2%). L’incremento è invece nullo per le farmacie private.

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