Nel caso degli spumanti è utile controllare anche la data di sboccatura, quando presente. Aiuta a capire da quanto tempo il vino è stato separato dai lieviti e quindi quanto possa risultare fresco oppure evoluto nel bicchiere. Se ci apprestiamo a bere un “non millesimato”, bene che il dégorgement sia abbastanza recente, diciamo meglio entro i tre anni, per un millesimato possiamo spingerci ben oltre, sempre a condizione di avere una buona cantina.
La denominazione è importante, ma senza trasformarla in una religione. Certo, Doc e Docg garantiscono il rispetto di un disciplinare e raccontano un territorio. Possono anche dare indicazioni sui vitigni utilizzati. Ma questo non significa automaticamente che siano migliori di tutto il resto. Anzi, alcuni Igt continuano a regalare soddisfazioni ben superiori a certe Docg un po’ sopravvalutate e molto ben piazzate sul mercato.
Anche il nome del produttore merita attenzione. Un’azienda seria ha una reputazione da difendere e questo rappresenta spesso una garanzia più concreta di tante fascette dorate. Sempre mantenendo un minimo di spirito critico, perché nel vino — come nella vita — il marketing ogni tanto ci precede. E noi gli andiamo pure incontro.
La dicitura “imbottigliato all’origine”, pur non obbligatoria in etichetta, aiuta a distinguere i vini prodotti e imbottigliati direttamente dall’azienda vitivinicola da quelli imbottigliati da terzi. Informazione utile, certo, ma come sempre nel vino nessuna dicitura, da sola, fa miracoli.
La gradazione alcolica è un altro dato meno banale di quanto sembri. Non indica solo la “forza” del vino ma anche, spesso, struttura e concentrazione. E soprattutto aiuta a evitare il classico momento di smarrimento del giorno dopo, quando sarebbe utile capire se il problema fosse il vino o l’intero impianto della propria esistenza.

