Sull’adozione dell’intelligenza artificiale, il sistema MedTech italiano è tra i più vivaci d’Europa: il 78% delle aziende l’ha integrata nei propri prodotti o servizi e il 61% si trova in fasi avanzate di sviluppo e validazione. Eppure, queste tecnologie faticano ancora a raggiungere i pazienti, a entrare sistematicamente nei reparti degli ospedali e a trasformare concretamente i modelli di cura. È quanto emerge da uno studio realizzato dall’Osservatorio Tech4GlobalHealth dell’Università Campus Bio-Medico di Roma e Intesa Sanpaolo presentato nel corso della seconda giornata di EmTech Italy.

I principali risultati dello studio

L’analisi ha coinvolto circa 300 aziende del settore, tra Pmi e startup, e mostra che le barriere all’adozione identificate dalle imprese non sono tecnologiche, ma sistemiche e organizzative: complessità regolatoria (69,6%), carenza di risorse qualificate per certificazioni e validazioni (58,6%), difficoltà nel reperimento di fondi (57,5%) sono i tre ostacoli più citati dalle aziende. le aziende che hanno affrontato complessità riguardanti l’adozione dei propri prodotti, hanno poi riportato come principali ostacoli percepiti l’incertezza nei percorsi di rimborso (54%), la conduzione di validazioni cliniche (47%), problemi di interoperabilità con sistemi esistenti (44%) ed una forte resistenza culturale (34%). Insomma le principali barriere alle tecnologie innovative basate su IA risultano – secondo quanto emerge dal report – “chiaramente sistemiche e strutturali, piuttosto che tecnologiche” con il principale collo di bottiglia per la sua adozione che “appare istituzionale e organizzativo”. Con la frammentazione regionale che “amplifica le disuguaglianze territoriali” nell’accesso alle tecnologie digitali.

Quella sull’Ia è una sfida di sistema non di singoli ospedali

 “Le sfide sulla salute sono sui territori, ma l’innovazione è ancora centrata sui grandi ospedali. L’Ia è una sfida di sistema, ma molta formazione e progettualità si concentra ancora sui singoli attori”, ha sottolineato Leandro Pecchia, direttore di Tech4GlobalHealth e professore di Ingegneria Biomedica, all’Università Campus Bio-Medico di Roma. “Le complessità normative richiedono sinergie, ma molti percepiscono ancora una contrapposizione da superare. Il report evidenzia molte di queste dicotomie e indica una strada per superarne alcune. L’intelligenza artificiale è una leva critica per garantire sostenibilità, equità e competitività del sistema sanitario e delle aziende italiane”, ha aggiunto. Il report offre raccomandazioni operative rivolte ai principali attori del sistema: regolatori e policymaker, a livello europeo, nazionale e regionale; industria (Pmi, startup e grandi imprese); aziende del Servizio sanitario nazionale

Le priorità: dai percorsi regolatori alla formazione

Tra le priorità individuate: rendere più prevedibili i tempi dei percorsi regolatori, investire in infrastrutture dati e interoperabilità, sviluppare modelli di business compatibili con il procurement pubblico e rafforzare la formazione, coinvolgendo, non solo gli specialisti tecnici, ma l’intera organizzazione sanitaria. “Le life science hanno un ruolo sempre più strategico per un Paese chiamato ad affrontare sfide demografiche crescenti”, ha aggiunto Elisa Zambito Marsala, responsabile Education Ecosystem and Global Value Programs di Intesa Sanpaolo. “Con l’Università Campus Bio-Medico abbiamo promosso un Osservatorio sulla salute globale Tech4GlobalHealth, che coinvolge ricercatori da tutto il mondo. Intesa Sanpaolo sostiene la ricerca applicata, il talento, iniziative a contrasto della fuga dei cervelli, l’internazionalizzazione e l’integrazione del mondo accademico con il tessuto industriale, a supporto della crescita del Paese”, ha concluso Marsala.

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