In due anni, la quota di imprese italiane con almeno dieci addetti che usa tecnologie di intelligenza artificiale è triplicata: dal 5% del 2023 al 16,4% del 2025. Ma il dato che rivela la struttura del problema è un altro: la mancanza di competenze adeguate frena il 58,6% delle aziende, che hanno valutato investimenti in AI senza realizzarli. La tecnologia arriva. Le competenze per usarla, no.
Tra i lavoratori di 22-25 anni, il tasso di ingresso in nuove occupazioni ad alta esposizione all’AI cala del 14% nell’era post-ChatGPT. L’AI erode i task formativi attraverso cui le nuove generazioni costruivano competenza sul campo. Un paradosso: proprio quando il mercato ha strutturalmente meno giovani da inserire, lo strumento che dovrebbe aumentare la produttività comprime lo spazio in cui quella produttività si impara. È quanto emerge dal Rapporto Formazione e Lavoro 2026 dell’Osservatorio Proxima, parte del gruppo Enzima12, presentato martedì 9 giugno 2026 a Roma.
La mancata formazione continua degli adulti costa all’Italia 26 miliardi l’anno
In generale, ammonta a ventisei miliardi di euro il costo annuo della mancata formazione continua degli adulti in Italia. L’equivalente di un’intera manovra di bilancio. Una cifra che non compare in nessun rendiconto pubblico, non figura in nessun bilancio aziendale, non emerge in nessun rapporto di sostenibilità. Eppure si accumula, ogni anno, con la puntualità di un debito che nessuno ha contratto formalmente ma che l’intera economia continua a pagare.
Il record di occupazione che non racconta tutta la storia
Il 2025 ha consegnato all’Italia il tasso di occupazione più alto dalla nascita delle serie storiche ISTAT: 62,5% nella fascia 15-64 anni, oltre 24 milioni di occupati. Una narrazione comprensibilmente attraente. Ma il record, scomposto per classi d’età, racconta un’altra storia.
Oltre l’80% dell’aumento occupazionale del 2024 è riconducibile agli over 50. Gli occupati con più di cinquant’anni hanno superato per la prima volta i 10 milioni – quasi il doppio rispetto al 2004. Nelle classi più giovani, si registra, invece, stagnazione o calo. Il meccanismo è noto: le riforme pensionistiche hanno alzato l’età effettiva di uscita dal mercato, trattenendo lavoratori maturi che in un altro regime sarebbero già andati in pensione. Il record di occupazione è, in larga misura, un effetto collaterale dell’invecchiamento demografico.

