Secondo i dati Nomisma nel 2025 in Italia si è bevuto un totale di 31,8 milioni di litri di bevande no/low-alcohol, con una crescita a doppia cifra (+14,8% in volume) dal 2022, a fronte di un calo del 2,7% nel segmento delle bevande alcoliche tradizionali. Secondo le stime Iwsr (International Wine and Spirits Record) il mercato globale delle bevande no e low-alcohol crescerà di oltre 4 miliardi di dollari entro il 2028.
I vini dealcolati nel mercato italiano hanno fatto registrare un +18% e avranno un incremento dopo il via libera normativo alla produzione anche nel nostro Paese, mentre le birre low-alcol hanno ottenuto un +22%. Il mercato delle kombucha ha raggiunto in Europa un valore stimato di circa 905 milioni, con un tasso di crescita annua composta (Cagr) superiore al 13% previsto fino al 2033 e il solo kefir d’acqua mostra un mercato globale intorno ai 2,1 miliardi, con un Cagr atteso del 9,5% nei prossimi sette anni. In tempi in cui il consumo di alcolici è in netta discesa, è facile immaginare come questa nuova dimensione di mercato possa attirare gli imprenditori e investitori più lungimiranti.
E se c’è qualcosa che non difetta a Paolo Dalla Mora è la capacità di guardare avanti, con una forte dose di visionarietà. Dopo la lunga esperienza in DiSaronno, e prima ancora nella moda, aveva lanciato Engine, gin biologico con botaniche piemontesi, dal packaging esplosivo: una lattina come quelle dell’olio per motori e un immaginario tutto collegato alla Formula 1.
Dopo il lancio del Vermouth Strucchi e la cessione del marchio Engine a DiSaronno si è tuffato in una nuova avventura che – non a caso – riguarda proprio il mondo no-low alcol. Il progetto si chiama Liquid Ventures, un venture builder europeo dedicato allo sviluppo di aziende e brand nel segmento no-low alcohol, con l’obiettivo di «intercettare una trasformazione strutturale nei consumi globali nel mondo delle bevande». E questa volta Dalla Mora ha dei partner: Bob Kunze-Concewitz, storico ceo del Gruppo Campari, che durante la sua guida ha visto la capitalizzazione dell’azienda passare da circa 3 a oltre 14 miliardi di euro, e Luca Gargano, tra i più grandi conoscitori di Rum al mondo, patron di Velier spa, uno dei fiori all’occhiello a livello mondiale nel mondo della distribuzione di beverage, alcolico e non (a lui si deve l’immenso successo della tonica Fever Tree).
«Prima di parlarvi di che cos’è Liquid Ventures, vorrei parlarvi di che cosa non è», ha detto Dalla Mora durante la presentazione milanese all’Ally’s bar, il nuovo locale di Langosteria a Palazzo Lancia nel Quadrilatero. Liquid Ventures non è un’azienda tech, non sarà mai una grande società «che si perde all’interno delle procedure e non riesce più a innovare», non è nemmeno un incubatore di startup («anche se mi sono confrontato a lungo con l’amico Riccardo Donadon di HFarm»).

