Brunetta (Cnel), crisi costa all’Italia sei mesi di crescita

Nell’audizione sul Dfp il presidente del Cnel Renato Brunetta ha fatto notare che «la crisi appena iniziata, e che tutti ci auguriamo finisca molto presto, costerebbe nella migliore delle ipotesi circa sei mesi di crescita all’Italia». Gli scostamenti di Pil, ha spiegato l’ex ministro della Pa, sono «tutto sommato modesti rispetto a quanto prevedibile prima dello shock: un decimale di crescita in meno nel 2026, due nel 2027 e uno nel 2028. In totale quattro decimi». Per Brunetta si tratta di «quasi nulla rispetto a quanto accaduto con la grande crisi finanziaria, la crisi dei debiti sovrani e la pandemia, che costarono all’Italia molti punti percentuali di riduzione del Pil: 6,3 punti, 4,9 e 8,9 rispettivamente».

Tuttavia, avverte Brunetta, «è attraente ma del tutto sconsigliabile fare da soli». Nel corso dell’audizione il presidente del Cnel, ha proseguito, «senza aspettare le eventuali reprimende europee sarebbero i mercati finanziari a punirci con tassi più alti e spesa pubblica per interessi più elevata, con tutte le conseguenze negative che conosciamo bene».

Per Brunetta, dunque, «è l’Europa che nel suo insieme deve preparare un piano B, cioè un piano che permetta di affrontare le conseguenze del prolungamento della crisi del Golfo Persico». Sul piano del metodo, ha precisato, «occorre una strategia concordata a livello europeo. La possibilità che un Paese possa fare da solo è certamente accattivante, ma purtroppo è negata dall’esperienza passata e dalle condizioni presenti».

C.Conti, mantenere controllo conti, selezione delle priorità di spesa

Nelle audizioni sono arrivate anche le indicazioni della Corte dei Conti: in caso di peggioramento del quadro economico, sarà necessario «sostenere i redditi disponibili delle famiglie e la liquidità delle imprese anche se la necessità di rispettare i parametri europei lascia spazi fiscali ridotti. Si conferma pertanto l’esigenza, da un lato, di mantenere il controllo sui conti pubblici, e, dall’altro, di garantire una più attenta selezione degli interventi da avviare al fine di contrastare gli effetti del rincaro delle materie prime energetiche e, conseguentemente, ridefinire le priorità con una sempre maggiore attenzione alla valutazione costo-efficacia che deve orientare l’azione del Governo nella definizione delle misure da attuare».

Condividere.
Exit mobile version