Chi abita nel Lazio, in Emilia o Puglia si vede prescrivere in media dal proprio dottore quasi il doppio di visite ed esami di veneti, toscani e liguri. Per i primi si conta ogni anno più di una ricetta (escluse quelle per i farmaci) per ogni abitante neonati compresi: una pioggia di prescrizioni non del tutto giustificabile visto che sembra difficile che gli altri connazionali abbiano bisogno di meno controlli perché più in salute. Sono dunque tutte indispensabili queste ricette? Il dubbio è più che legittimo e una cosa è certa: un eccesso di richieste magari non necessarie per fare una Tac, una risonanza, una ecografia o una visita cardiologica – per citare le prestazioni ambulatoriali più gettonate – ingolfa il sistema e dunque allunga ancora di più le liste d’attesa, lo spettro di ogni italiano che bussa al Servizio sanitario.

Il confronto tra le Regioni

I dati del flusso della tessera sanitaria attraverso la quale passano tutte le prestazioni del Ssn fotografano una forbice che racconta da sola quanto pesi la cosiddetta inappropriatezza (le prescrizioni appunto non necessarie se non addirittura inutili). Nel Lazio nel 2025 si sono registrate 1.569,5 ricette per visite ed esami ogni mille abitanti (praticamente 1,6 per residente) contro le 889,7 del Veneto. Tra le Regioni al top per numero di ricette – ben sopra una per abitante – ci sono poi Emilia Romagna (1.481,5 ogni mille), Puglia (1.328,4), Umbria (1.319,3) e Abruzzo (1.229). Tra le più “virtuose” – quelle dove i medici prescrivono meno di una ricetta per abitante – ci sono appunto Veneto (889,7), Toscana (916,4), Liguria (966,3), mentre Valle d’Aosta (1.008,8) e Piemonte (1.020,1) sono poco sopra questa soglia. «Il 20% delle visite e degli esami richiesti in Italia è considerato inappropriato. Si tratta di un eccesso prescrittivo che costa circa 20 miliardi l’anno», ha ribadito nei giorni scorsi il ministro della Salute Orazio Schillaci. Che delle liste d’attesa ha fatto la sua priorità numero uno e dopo aver fatto approvare ormai due anni fa un decreto che è intervenuto non senza qualche difficoltà sull’offerta di cure – dalle aperture nei week end degli ambulatori agli straordinari del personale sanitario – ora vuole provare a mettere nel mirino anche la domanda di cure che appunto, come dimostrano i dati delle Regioni, non sempre è appropriata.

Cercasi appropriatezza

Certo i numeri non spiegano tutto: dal peso delle grandi città dove si prescrive di più magari con ricette che arrivano via mail dopo aver mandato un messaggino al proprio dottore al fatto che diversi italiani vanno dal privato, ma si fanno fare comunque la ricetta per farsi rimborsare la prestazione dalle casse sanitarie. Un punto quest’ultimo su cui i tecnici del ministero vorrebbero fare chiarezza. Ma è indubbio che come un toro da prendere per le due corna la risposta alle liste d’attesa non può essere solo quella di aumentare l’offerta, ma anche di governare la domanda. Da qui la spinta del ministero con l’Iss che sta pubblicando in questi giorni una ventina di linee guida e buone pratiche per le visite e gli esami più richiesti (si veda il Sole 24 ore del 14 aprile), si tratta di indicazioni a cui i medici dovrebbero attenersi per prescrivere meglio.

Partono l’organismo di vigilanza e la piattaforma

Una moral suasion questa a cui associare anche controlli più mirati e possibili ispezioni: proprio nei prossimi giorni partirà infatti l’Organismo di controllo e verifica sull’assistenza sanitaria al ministero – previsto appunto dal decreto del Governo – che dovrà vigilare sulle liste d’attesa e intervenire lì dove ci sono i colli di bottiglia o le anomalie più grandi. Ma una grande mano la darà anche l’avvio della Piattaforma nazionale sulle liste d’attesa che a meno di nuove frenate delle Regioni comincerà a pubblicare i dati sui tempi di attesa di ogni singola prestazione da metà maggio: si partirà dal dato regionale. Incrociando i tempi di attesa con l’incidenza delle prescrizioni si capirà a esempio dove c’è un problema di offerta – lì dove le attese sono lunghe ma l’incidenza delle ricette non è alto – oppure di domanda poco appropriata con tante ricette e code lunghe. Di questo e soprattutto del coinvolgimento dei medici di famiglia nelle Case di comunità il ministro Schillaci comincerà a parlare con le Regioni in un incontro fissato già per domani.

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