Nei giorni che precedettero la sua morte, Diego Maradona avrebbe manifestato diversi segnali d’allarme. Tuttavia, secondo il medico legale Carlos Cassinelli, tali sintomi non sarebbero stati valutati con la dovuta attenzione. La sua dichiarazione è stata resa durante il processo che coinvolge sette operatori sanitari, accusati di una possibile negligenza che potrebbe aver contribuito alla morte dell’ex campione argentino.
Secondo la ricostruzione del medico legale Cassinelli, nei giorni prima della morte l’ex calciatore di FC Barcelona e SSC Napoli avrebbe manifestato diversi sintomi allarmanti: edema agli arti inferiori, gonfiore alle dita, problemi respiratori, pressione elevata e una frequenza cardiaca insolitamente alta. A suo giudizio, il quadro clinico avrebbe richiesto accertamenti immediati. «Nessuno ha verificato quale fosse la causa di quel gonfiore», ha affermato Cassinelli, evidenziando che l’edema avrebbe potuto indicare una condizione potenzialmente letale.
“Le sue condizioni peggioravano continuamente”
Secondo il medico legale Cassinelli, la salute di Maradona sarebbe ulteriormente peggiorata dopo le dimissioni dall’ospedale. A suo giudizio, continuare le cure a domicilio fu una scelta inadeguata, poiché il quadro clinico richiedeva un’assistenza diversa e un controllo costante. Il legale ha inoltre stimato che l’ex numero 10 sarebbe rimasto in agonia per circa 12 ore prima di morire.
Ma i sette operatori sanitari coinvolti nel procedimento respingono ogni responsabilità e contestano l’ipotesi di negligenza. La difesa sostiene che la morte del campione sia stata determinata da cause naturali, ricordando anche la lunga storia di problemi legati alla dipendenza da cocaina e alcol dell’ex fuoriclasse.
Il processo dovrà ora stabilire se i segnali clinici emersi nei giorni precedenti alla tragedia siano stati sottovalutati e, soprattutto, se un’assistenza medica diversa avrebbe potuto cambiare il destino di Maradona

